Cover
  1. The starlit sea
  2. Into the sunshine
  3. Towards the dusk
  4. Night
  5. Morning
  6. Opening act
  7. Lost my way
  8. Stars & halo
  9. Relax (it’s only love)
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The Foreign Resort

Offshore

Flat Ape Music / Black Nutria, 2009
Autore  Massimo Sannella
(del 31/08/2009 alle 12:21:32)    


La band danese dei The Foreign Resort con Offshore – loro debutto ufficiale – sembra essersi intrappolata tra i propri suoni, nei corridoi del labirinto estetico del tardo-romantic anni ’80, e di conseguenza nella spirale vellutata al catrame la dove un Bryan Ferry girò a vuoto impastandosi di facezie prima di resuscitare al mondo con “Frantic”.

Questo è il punto di riferimento primario di un album complesso eppure immediato, colmo all’orlo di quella schiuma “passiva” in cui nuotano Cure, Death In Vegas e Afgan Whigs tra dinamiche retrò e soluzioni a lingue di fuoco che lambiscono Sonic Youth e Broken Social Scene. Ma per l’appunto disco anche immediato e seducente, racchiuso nell’eleganza oscura ed elettrica di uno stile integro e inconfondibile; le dandy ballad The starlit sea e Relax (it’s only love), l’electro-pop da accendini accesi Into the sunshine, Morning, Lost my way, e quelle fuoriuscite propedeutiche che vanno a regimentare piccole bordate chitarristiche focose d’appannaggio Sonic Youth come Jesus & Mary Chains in Stars & halo, e Opening act.

In realtà questa band non sembra alle prime armi, possiede tecnica esecutiva esemplare, coesa nei ritmi, ora sudati ora programmati, ottima nelle intemperanze di chitarra e basso e di tutto un lavorio complementare suggestivo che da quegli anni ’80 ne trae la chimica basale della malinconia piacevole, glissando sapientemente la “depression area” che – di quella era - ne costituisce l’ossatura principale.

Offshore è il disco che non insidia minimamente il mercato undeground, arriva, si fa piacere e poi riparte, al suo passaggio rimane traccia di una buona band di oltre cortina che per una manciata di minuti ci ha riportato indietro su puntualissimi dettagli in bianco e nero di uno stile che, oltre a musica, e già storia di costume.

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