Kind Of Camilla
Cover my face
Leebelle, 2009
Se volete comprendere la sensibilità, la metrica d’onda di un certo nuovo che avanza congelate libri e interpretazioni socio-filosofiche. Piuttosto addentratevi anima e corpo in certa musica, molto probabilmente ne capirete di più: certamente di gran lunga che da certe altre prospettive musicali che puntano sul mondo emergente.
Cover my face dei Kind Of Camilla – band vincitrice del Livorno Rock edizione 2009 - sfiora l’enfasi di una superba eleganza, mai urlata, con la quale ci parla; un pop/folk cantautorale jazzato quanto basta sospeso tra quei filamenti mid west che non temono di apparire ingenui, che ti si accuccia tra le ginocchia come avere intorno a sé le persone cui si vuole bene, per esempio una Joni Mitchel ?
Con un movimento musicale “in pausa” e quindi con abbastanza tempo per fermarsi su questo disco, assorbirlo e “morire” tra le sue tracce è un gioco da rischiare senza remore, anche perché quando si è innamorati di una certa tradizione americana, le malinconie dalle tonalità gentili che danno il diritto al sogno sono già cose che fanno parte di te.
La band tedesco-bolzanina composta da Camilla Guerrini voce, Christian Kross chitarra, Salvatore Cosentino al basso e Daniel Unterhofer alle percussioni, compone e scrive con grande esercizio di stile una struttura-canzone traslucida di pathos emotivo, profondamente easy nelle sue impalpabili traiettorie che avviluppano un sofisticato mistero; e allora se è vero che la bellezza non salverà il mondo, almeno la grazia sì, e questi 13 pezzi non chiedono “un pò’” del vostro tempo per rodarsi, chiedono solamente silenzio e occhi chiusi al loro passaggio.
Il tratto distintivo di Cover my face è quello di avere una spiritualità “arborea”, ariosa, che la voce della Guerrini amplifica nell’intimismo soffice Him and me, Facing the truth, Leaning silence (lullaby) – deliziosa ninna nanna, che ne appende il candore tra gli armonici luccicanti di chitarra The living kind e lo rende nuvola in A place to hide tra le memorabile di Tuck & Patti; una certa musicalità briosa e cinz emerge nei pezzi più mossi Passaggio a nord est – unico in italiano – Lost, Words said instead, nel funk instabile The black hatted cat.
Il disco è un’inesauribile serbatoio di dolcezza, pieno di quei “spiritelli” boschivi che sanno scendere nel vivo della musica e ne riemergono con intensi brividi; quante volte sarà capitato di ascoltare tutto d’un fiato un disco emergente? Qui, eccone uno per voi.