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Lowlands

Scimmie - Milano

10/12/2009
Autore  Gianni Zuretti
(del 21/12/2009 alle 07:00:00)    

C’era molta attesa per la prima volta dei Lowlands alle Scimmie e il tutto esaurito che ha caratterizzato il concerto ha mostrato di quale attenzione goda la band nell’area milanese. Io stesso conoscevo i dischi ma non avevo mai avuto il piacere di poterne valutare l’impatto live e devo ammettere che le sensazioni che mi sono portato a casa sono quelle di un gruppo in grande crescita con un forte impatto on stage, vuoi per la compattezza e ricchezza del suono (conseguenza della qualità dei sette musicisti e del muro sonoro che riescono ad esprimere), sia per la personalità di Eddy Abbiati (sicuro e rodato frontman), ma anche per la qualità delle composizioni originali che fanno scintille nella dimensione live.
 
Il fido Stefano Olla (che ha tolte le castagne dal fuoco all’ultimo istante) al mixer ha garantito un suono di qualità nonostante l’affollamento sul palco ed il layout del locale non proprio ideale per il genere. I Lowlands partono come un diesel ed il loro spettacolo cresce cammino facendo, sino ad incendiarsi (sempre su sonorità elettroacustiche intendiamoci) già sul finire del primo set.
 
Uno spettacolo come dicevo pieno, ricco, appassionato che mette in evidenza le canzoni di Eddy, in grado di coniugare la lezione degli anni ’90 dei grandi gruppi alternative country americani con la freschezza, l’energia e la grinta tipica del folk rock anglo-scoto-irlandese. Così i loro brani si tingono di tonalità e sfumature alla Whiskeytown, Wilco, Son Volt, Lucero ma anche Waterboys, non a caso due sono le cover di questi ultimi, proposte in modo inappuntabile senza però produrre l’effetto karaoke ma ostentando bella personalità come in Fisherman’s Blues, brano epocale che mette i brividi solo a leggerne il titolo.
 
Dicevamo della qualità dei musicisti e su questo fronte non possiamo non confermare i giudizi positivi spesi per Chiara Giacobbe al violino, ogni suo intervento veste di fascino le canzoni, come in Walking Down The Street, Lowlands e per Roby Diana, imprendibile folletto delle sei corde, tanto schivo quanto essenziale nelle coloriture e nei poderosi solo, (nonostante fosse imbrigliato negli spazi stretti), mentre sorprendente la stantuffante e calda sezione ritmica di Fratti, Mercaldo e Speroni, al pari delle efficaci tastiere di Brandinali, insomma una band di qualità che riesce ad assecondare il leader che “gratta” con la voce (la più “Americana” delle voci italiane) le sue canzoni, facendo loro pelo e contropelo,
 
La generosa scaletta ha coperto in pratica tutte le canzoni del fortunato album di debutto The Last Call e dell’EP Vol 1 osannato da stampa nostrana ed internazionale, ma anche tre o quattro canzoni che non conoscevo e ritengo saranno nel prossimo atteso lavoro della band, oltre alle cover citate abbiamo ascoltato una eccellente versione di All Along The Watchtower (Dylan), una sontuosa Little Wing (Hendrix), e poi Sam Cooke, Neil Young, Replacements e chi più ne ha più ne metta, per un concerto nel quale Eddy e soci hanno buttato sudore (quello vero) e tanto amore per questa grande loro e nostra passione: la musica; il pubblico ha capito, ha apprezzato ed è rimasto compatto sino all’ultima nota, meditate gente e che i locali sia facciano avanti, il sold out è garantito.
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Lowlands
Eddy Abbiati – voce solista, chitarra acustica e armonica
Roby Diana – elettrica, acustica slide, lap steel e cori
Chiara Giacobbe – violino
Stefano Speroni – chitarra acustica
Simone Fratti – basso e cori
Ste Brandinali – tastiere
P. A. Mercaldo – batteria e cori
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1st set
Levee Man
Walking Down the Street
What Can I Do
You Can Never Go Back
Lowlands
Gypsy Child
Little Wing (Hendrix)
In Between
When Will We Be Married (Waterboys)
Ghosts In This Town
In The End
Everybody Knows This is Nowhere (Young)
If Only You Were Lonely (Replacements)
2nd set
Friday Night
Without a Sigh
Leaving NYC
All Along The Watchtower (Dylan)
Silent Night / Cheap Little Paintings
38th & Lawton
My Prison Walls
Fisherman’s Blues (Waterboys)
That’s Me On The Page
Gotta Be Something
Hey Baby (Bruce Chanel)
Jingle Bell Rock (Bobby Helms)
Bring it on home to me (Sam Cooke)
Lullaby
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Foto: Gianni Zuretti
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