Cover
  1. Prowler
  2. Sanctuary
  3. Remember tomorrow
  4. Running free
  5. Phantom of the Opera
  6. Transylvania
  7. Strange world
  8. Charlotte the harlot
  9. Iron Maiden
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Iron Maiden [vintage]

Iron Maiden

EMI Records, 1980
Autore  Danilo Pozzi
(del 29/01/2010 alle 07:00:00)    

È il 1980 quando esce Iron Maiden, l’album d’esordio del band inglese omonima formata da Steve Harris, e non si può nascondere che si tratta di un vero fulmine a ciel sereno. La “Vergine di Ferro” picchia giù duro come il martello di Thor e lo si sente subito dai primi secondi di Prowler, con l’inizio chitarristico solitario, la batteria possente e una voce evocativa di un genere che si afferma subito come novità musicale per la sua potenza, velocità e il non trascurabile fascino esercitato su molti di tutto quel mondo orrorifico ben esemplificato anche da “Eddie”, il mostro onnipresente sulle copertine. Le premesse per diventare un classico di riferimento nel panorama musicale ci sono tutte.
 
Si chiude un decennio e se ne apre un altro tutto nuovo, siamo sulla linea di confine, siamo sulla sponda dove Eddie, mascotte della band, in realtà è Caronte ed è pronto a traghettarci negli anni Ottanta, ombre dei Zeppelin ad est, sussulti dei Sabbath ad ovest e irruenza punk alla Pistols a nord… la forza e bellezza di questo album è proprio questa sua ricchezza di idee ancora allo stato grezzo che andranno poi a raffinarsi e definirsi meglio con gli album successivi.

Qui non stiamo parlando di un album rock come tanti ma di un vero e proprio manifesto del genere Heavy Metal e la strepitosa Iron Maiden, che è l’ultima traccia dell’album, ne è proprio la firma in calce o meglio col sangue, per rimanere in tema; come il diabolico Swan del film Phantom of Paradise pretendeva la firma dei contratti discografici per la sua Death Records. 
È così che molti adolescenti nei primi anni ottanta persero la loro “verginità” e si diedero al lato oscuro della forza; a quella età una dose degli Iron può essere pericolosissima e di perdersi in un mondo fantasioso, a se stante, abitato da mostri, zombie e quant’altro è altissimo.

Al ritmo imponente dei brani degli Iron cimentarsi in virtuosi air guitar è la cosa più spontanea che viene da fare e per un attimo può capitare di rivederti ancora saltare sulle note veloci e sincopate di Runnig Free con le scarpe da tennis ai piedi, gli stretti jeans a tubo e l’inseparabile “chiodo“ nero come seconda pelle addosso.
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