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Lotta continua sarà ! [zoom]

Autore  Massimo Sannella
(del 25/02/2010 alle 07:00:00)    

"Sono l’identico teppista di venti anni fa, figlio della Manchester proletaria!".E chi lo mette in dubbio. In effetti con venti anni di rock alle spalle e una postazione nella storia della musica inglese molto alta non sembrano aver cambiato di un millimetro il carattere petulante e rissoso di Ian Brown, rocker di rispetto ok, ma ad ogni modo sempre ex-boy della periferia industriale Inglese.
 
L’ex voce degli Stone Roses, band emblema degli anni 80 e 90, è tornato da poco in giro con l’album My way, il suo appuntamento “da solista” da un po’ d’anni e dove ribatte incessantemente che il suo rock è di quello robusto e inattaccabile, vero e con solide basi; in effetti la sua disinvolta, sofferta e incazzata Manchester della Working Class non china mai la testa, anche se il corpo – leggasi come parte flessuosa del sonoro – dimostra gli anni che ha, ma sebbene aggiornato con le nuove (?) intemperie del pop e dell’elettronica rimane in ogni modo di spessore.
 
Il ribelle è tornato tra noi per festeggiare il ventennale del debutto con le Rose di Pietra quando in quella Londra disoccupata e invadente il produttore di allora e pure di adesso, Dave McCraken, dette loro fiducia e li proiettò in un tour che li facesse conoscere al grande pubblico, e la cosa si avverò puntualmente. Brown per scrivere i testi e le musiche di questo album, è ritornato proprio in quegli studi di vent’anni fa, in quella stanza al sapore di nicotina dove ha pure ritrovato allo stesso posto il vecchio mixer a 24 piste, e da lì non si è più mosso se non a cose fatte e compiute, e proprio da lì si è ripreso tutti i vent’anni per ridargli il suono e le battaglie, che nonostante in molti “calendari” di mezzo, suonano maledettamente identici.
Il mio suono è rimasto nella Manchester dei fantasmi della disoccupazione e delle band nate quasi per “forza di cose”; negli anni 80 le condizioni sociali sono state le principali responsabili della nascita di numerose band a Manchester e in Gran Bretagna, dagli Smiths ai New Order. Così com’è successo poi agli Oasis, forse uno degli ultimi gruppi figli della cultura del sussidio di disoccupazione. Poi sono cambiate molte cose, oggi è tutto un triste e penoso spettacolo”.
 
Ian Brown non se la sente di addolcirsi, le sue graffiate lasciano sempre il segno come allora. Il suo slogan? “Contro”. Lui è ancora la stessa persona ribelle degli inizi, la sua famiglia vive ancora negli stessi luoghi di allora, e la maggior parte dei suoi amici sono gli stessi di quando era minorenne. L’ex figlio della Manchester povera e sottoculturata urla con quanto fiato ha in corpo, urla in faccia ai tanti damerini della buona società del Brit Pop d’ultima infornata non l’odio della partigianità, ma lo schifo e lo sdegno del vendersi all’ammiccamento delle mode. Ian brown è una belva sanguinante che non si vuole leccare le ferite, ma torna sui suoi passi per distruggere il britpop con l’inno della rivoluzione del tempo che fu: Lotta Continua Sarà! Come sempre ha fatto.
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