Daniele Tenca
Blues for the working class
Ultratempo, 2010
Cosa meglio del blues può descrivere le disgrazie di un mondo a noi tutti conosciuto e vicino come quello del lavoro? Dalle piantagioni di cotone alle grandi fabbriche intossicanti, passando per mille altre situazioni, sappiamo come sia più che mai attuale il tema della sicurezza trascurata e mal gestita. Parlarne e cantarne, come per mille altri argomenti, non può che aiutare a focalizzare un’ attenzione troppe volte schiacciata da notizie più alla ribalta e caratterizzate da più futile e simpatica allegria. Daniele Tenca, con illustri ospiti (Cesare Basile e Marino Severini) e signori musicisti e colleghi, ha dato vita a un disco sanguigno, dalle sonorità ottime e rubate egregiamente al sound d’oltre oceano.
Non sempre il blues fatto da italiani possiede la dovuta carica, ma Tenca ha “tutte le carte in regola”. L’unica domanda che sorge spontanea è quanto in effetti un cd creato per parlare di un problema molto forte possa essere veicolo di contenuti in un’ Italia che di inglese (come sono i testi dei nove brani qui contenuti) sa poco o nulla! L’intento forse perde di forza, ma resta comunque l’ammirevole sostanza; inoltre il cd contiene furbescamente le traduzioni.
Parole belle, strutturate con ripetizioni proprio come nell’old blues e talvolta tristi anche se la musica non combacia emotivamente. Dolore e melodia si sovrappongono sulle note di Flowers At The Gates, dalle note languide e soffuse come la cognizione della realtà privata di uno scopo. My work No Longer Fits For You e The Plant ricalcano vecchie orme compositive, la seconda grazie anche a uno slide morbido e scivoloso. 49 People è dedicata ai 49 operai di Lambrate (INNSE) e alla loro vittoria esemplare per la difesa dei posti. Musicalmente parlando, un brano davvero di impatto è la traccia sette, Spare Parts, a metà tra acustico ed elettrico e dotato di splendide sfumature elettriche e compatte.
Ritmiche semplici, melodie anche, ma molto sentite, come quelle che potete trovare nelle vecchie, buone, jam di qualche locale, dove il tempo è scandito dalle spine della birra e dal cuore dei musicisti. Se non si può definire originalissimo dal lato musicale, Blues for the working class è un lavoro comunque egregio, di molto superiore ad una media fin troppo costruita o al contrario, improvvisata.