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Massimo Volume

INIT - Roma

Soniche Avventure 2010: Massimo Volume + The Bizarre Collection + Ners

29/04/2010
Autore  Angela Fiore
(del 03/05/2010 alle 07:00:00)    

Fare un live report dei Massimo Volume è una cosa difficilissima. Per cui cominciamo con le cose facili…
 
La quarta serata live delle Soniche Avventure si apre con due gruppi estremamente interessanti che, come spesso sta accadendo nel corso di questa rassegna, fanno sperare davvero bene per il futuro della musica indipendente italiana. The Bizarre Collection, da Milano, incantano un Init gremito con le loro strampalate e delicate sperimentazioni “folktroniche” strumentali, adatte a scaldare l’atmosfera con eleganza. Seguono i Ners, formazione rock classica di Reggio Emilia dal suono marcatamente americano, curatissimo, nonché dalle melodie solide e ben scritte. Ne sentiremo parlare.
 
I Massimo Volume. I Massimo Volume sono. Basta, non occorre altro, il live report potrebbe anche finire qui. I loro concerti implicano sempre, per chi vi assiste, una particolare sensazione di non essere lì. I testi di Emidio Clementi raccontano storie, ma soprattutto paesaggi interiori: concreti come i soprammobili di casa, assoluti come le speculazioni sull’esistenza di Dio, si muovono sull’intreccio possente di un maestoso tappeto sonoro e, semplicemente, ti prendono e ti portano via.
 
C’è sempre un che di religioso nell’attitudine del pubblico dei Massimo Volume. Un ondeggiare estatico e contemplativo, le voci che si uniscono a scandire il crescendo di alcuni pezzi. Lungo i Bordi. Fuoco Fatuo. Stanze. Sono le preghiere che tutti avremmo voluto imparare a memoria in tenera età. In questa particolare occasione abbiamo assistito a una forma nuova del rito: la paralisi. Mentre dal palco si tessevano le trame di ben sei pezzi nuovi, inediti, destinati a essere inseriti nel prossimo disco, nel locale non si sentiva volare una mosca. Probabilmente perché nessuno era realmente lì.
 
Eravamo tutti dovunque la voce profonda e sapiente di Emidio Clementi decidesse di portarci. E questo basta da sé a dare un’idea dei nuovi brani: sono come devono essere. Sono le storie che volevamo ascoltare, le storie che abbiamo già letto e ascoltato che continuano a soffermarsi su istantanee di un’umanità dolente che somiglia sempre moltissimo a qualcosa che abbiamo già visto, a qualcuno che conosciamo e a noi stessi. La bellezza è una cosa molto, molto impegnativa.
 
È come se il discorso Massimo Volume non si fosse interrotto, dal punto di vista della produzione di dischi, per oltre dieci anni, ma per dieci minuti. I Massimo Volume sono una narrazione potenzialmente infinita. E non ci rendiamo conto di quanto questa sia, per noi, una fortuna.
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Foto: Fabrizio Bisegna
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