Elia Billoni canta Dino Fumaretto
ARCI Tambourine - Seregno (MI)
23/09/2009
Dino Fumaretto scrive canzoni, Elia Billoni le canta. Così c'era scritto sul sito e così Elia racconta da dietro la capigliatura un poco sconvolta, davanti al suo strumento, sotto le luci ambrate del palco del Tambourine. A preparare l'atmosfera il teatro musicale di Mr. da20 e i trascinanti Leitmotiv. Sarà il chupito, sarà la poca luce, ma c'è attenzione come raramente capita a concerti di artisti emergenti e pure così particolari.
Perchè Elia suona e canta da solo. In tanti raccontano di solitudine, tragedie interiori, assurdità della vita, ma pochi lo fanno con questo trasporto e soprattutto quest'ironia. La sua attività inizia nel 2005, quella di Dino nel 2002. Dino scrive ma Elia diventa il suo ambasciatore, il pianista senza pretese che quando e appena può divulga la filosofia dell'amico. Fumaretto ha una storia, diversi periodi spirituali che ti strappano una risata con la loro dissacrante ironia.
Brani paradossali, seri e composti, che riescono a criticare sia chi si prende troppo sul serio, sia chi non prende sul serio il resto del mondo. Ed è inutile provare a capire cos'è vero e cos'è finto. Non c'è niente fuori posto perchè Elia è convinto della sua missione e la sua sagace parlantina, teatrale per indole e non per studio, conquista dal primo secondo.
Deciso e preciso sale sul palco, poche parole, un bell'applauso nella sala calda ed accogliente. Questo ragazzo sa come catturare simpatia e orecchie. Schiaccia i tasti, li percuote, eppure li accarezza. Melodie semplici, sferzanti e si, forse non tecniche, ma che importa? Evoluzioni che ricordano vagamente i minimalisti del terzo millennio, gli arpeggiati ribattuti di un Tiersen arrabbiato, le ripetizioni armoniche di un Nyman alzatosi col piede sbagliato. Rabbia trasporto e soprattutto passione. Quel che ipnotizza gli sguardi del pubblico è la sua vorace capacità di vivere la sua musica. Come in un teatro dell'assurdo Elia ti scompiglia e ti rimette seduto, prima ti domandi se stai per esser preso in giro, poi ti abbandoni ai brani di Buchi e Pitocco e ricordi che anche tu da ragazzino "con enfasi dicevi" Fuck the world e un po' ti sorprendi amareggiato.
Tra un pezzo e l'altro una risata, strappata senza difficoltà ad un pubblico che urla richieste, che interagisce e sostiene questo delicato spettacolo interiore. La timidezza di Billoni si alterna con il torrente in piena dell'altro suo io pianista. La sua voce è proprio bella, che importa se non ha studiato canto? Assieme a quel modo di suonare irruente e scomposto, ma al contempo personale e preciso, conferma che l'arte non è esecuzione fine a se stessa. Da vedere dal vivo per non perdere tutte le sfumature, un teatro nel teatro di tutti i giorni, delicato e tagliente.