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<title>Beat Bop A Lula</title><link>http://www.beatbopalula.it/musica-underground-emergenti-band/</link>
<description>Beat Bop A Lula</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[lorenzo lambiase - l'oro]]></title>
	<description><![CDATA[<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/lorenzo-lambiase-l-oro--3337.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-09T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[John Gorka: So dark you see]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Partiamo subito da un dato di fatto: chi scrive &egrave; un felice ascoltatore di un certo tipo di musica. Quale? Si fa prima a scrivere, piuttosto che ad elencare, che essa non &egrave; quella di <strong>John Gorka</strong>! Ma nella vita bisogner&agrave; pure provare e quindi avviciniamoci a Gorka che, come direbbero Ligabue e i Timoria, male non far&agrave;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Dopo aver ascoltato <em><strong>So dark you see</strong> </em>posso comunque riconfermare che John non &egrave; decisamente nelle mie corde. Tuttavia un&rsquo;analisi la merita il cantautore originario del New Jersey. Innanzitutto va considerato il fatto che il disco consta di sedici pezzi, forse troppa roba, ch&eacute; i novizi potrebbero stancarsi. Tuttavia bisogna tener presente che <em>Fret one</em>, <em>Fret not</em> (tra le cose migliori e pi&ugrave; vivaci, vivaddio, del lotto) e <em>Utah</em> (questa in realt&agrave; non si capisce bene cosa sia) sono pezzi strumentali, intermezzi che permettono di mettere bene a fuoco i minuti di ascolto precedenti.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Bisogna considerare poi che <em>The dutchman</em>, <em>Trouble in mind</em>, <em>I think of you</em> e <em>A fond kiss</em> (profonda e greve come dovesse essere colonna sonora di uno degli eventi pi&ugrave; pesanti del grande romanzo americano, nonostante sia del poeta scozzese Robert Burns) sono delle cover (rilette, in realt&agrave;, in chiave gorkiana: chitarra e voce in primo piano). Quindi le composizioni di Gorka tra arpeggi e la sua intensit&agrave; vocalica: <em>Can&rsquo;t get over it</em>,<em> Where no monuments stand</em>, <em>Night into day</em>, <em>That was the year</em>. Pi&ugrave; vivaci, e giocoforza incalzanti, <em>Ignorance &amp; privilege</em>, <em>Free not</em>, <em>Whole wide world</em> (sorridente ma capace di scivolare via senza lasciare nulla in dote).<br />
<br />
Tirando le somme: se il folk contemporaneo vi pu&ograve; interessare Gorka &egrave; l&rsquo;uomo che fa per voi. Se tra i vostri gusti musicali il quattro quarti in battere ha un ruolo di assoluto protagonista, lasciate perdere. Se volete provare, che, si sa, nella vita si deve pur provare, sapete cosa vi aspetta, nel bene e nel male.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/john-gorka-3573.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-09T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Pierangelo Rubin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[The Orange Beach: Fuzz You!]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Questo <strong><em>Fuzz You!</em></strong>, dei casertani <strong>Orange Beach</strong> &egrave; un disco di quelli che si possono senz&rsquo;altro definire tosti e gagliardi. Un pugno di canzoni, per lo pi&ugrave; strumentali, eccezion fatta per tre episodi in cui sentiamo la voce bella raschiata di Agostino Pagliaro (un&rsquo;opzione da tener presente anche per il futuro, che ne dite?) darci dentro convinta.<br />
<br />
E ci danno dentro anche gli altri due Orange Beach, ovvero Paolo Broccoli e la sua chitarra, e Maurizio Conte a batteria e percussioni: ci danno dentro a tal punto da far innamorare di loro Mark Kramer, produttore storico di band quali Low e Galaxie 500, oltre che membro in passato di Butthole Surfers e Ween, che li ha voluti non solo produrre, ma anche far incidere per la sua etichetta, oltre che suonarci di persona e collaborare agli arrangiamenti.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">C&rsquo;&egrave; da dire che Kramer ha fatto ottimamente il suo lavoro: il disco suona bello grezzo, senza fronzoli e diretto, rock&rsquo;n&rsquo;roll nel senso migliore dell&rsquo;accezione, e quanto mai americano nei sapori e colori, ma per nulla banale e povero di soluzioni, e probabilmente il produttore ha saputo esaltare al meglio la componente musicale dei Nostri pi&ugrave; vicina proprio a band come i Butthole Surfers o i Fugazi di End Hits, quelli in cui la furia dell&rsquo;hardcore veniva coniugata a un maggiore eclettismo nella scrittura dei brani (si ascolti l&rsquo;ultima eponima canzone), oltre che a una palese autoironia e a un clima da divertimento e spasso che effettivamente nelle 14 canzoni del disco appare chiaramente.<br />
<br />
Da segnalare particolarmente <em>I talk to the wine</em>, con quella bella slide iniziale (la chitarra &egrave; chiaramente il principale protagonista melodico della band: ottimamente suonata, e con un suono molto interessante e curato, spigoloso e tagliente ma acido e riverberato come in un disco dei Fuzztones) e <em>Quoque tu BMW</em>, dove si armonizzano bene le componenti pi&ugrave; furiose e quelle pi&ugrave; psichedeliche della band (ottima la batteria qui), nonch&eacute; le atmosfere da poliziesco USA di <em>Country Billy</em> e <em>Barbon</em>, e il momento pi&ugrave; sospeso di <em>Fairies wear white shoes </em>(che poi diventa molto pi&ugrave; rock, ricordando quasi le code improvvisate elettriche dei Pearl Jam) cos&igrave; come quello di <em>L&rsquo;abbaye de Th&eacute;l&egrave;me</em>.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/the-orange-beach-3574.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-09T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Manuel Lieta</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Nobody's Daughter]]></title>
	<description><![CDATA[Dal 23 aprile nei negozi il disco delle 'nuove' Hole di Courtney Love. Uscir&agrave; il prossimo 23 aprile "Nobody's Daughter", il primo album firmato Hole dopo pi&ugrave; di dieci anni di assenza.

La pubblicazione del disco sar&agrave; anticipata dal singolo "Skinny Little Bitch", in rotazione radiofonica dal 12 marzo e scaricabile gratuitamente sul sito ufficiale della band.

Oltre a Courtney Love, la nuova formazione delle Hole conta la partecipazione del 23enne Micko Larkin - chitarrista inglese cresciuto con l'indie rock londinese dei Larrikin Love - del bassista Shawn Dailey (Rock Kills Kid) e del batterista Stuart Fisher. Inoltre, ha collaborato alla realizzazione dell'album Jack Irons, in passato batterista dei Pearl Jam e dei Red Hot Chili Peppers.

La band ha concluso da poco un breve tour europeo, che ha toccato l'Italia lo scorso 19 febbraio con uno show sold out ai Magazzini Generali di Milano.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/nobody-s-daughter--3577.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-09T05:06:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Ben Harper &amp; Relentless 7]]></title>
	<description><![CDATA[Un nuovo album live registrato al Festival Jazz di Montreal. Arriver&agrave; nei negozi il 9 marzo il nuovo album di Ben Harper and Relentless 7 .

Si tratta del CD+DVD "Live From The Montreal International Jazz Festival". L'album contiene la registrazione del concerto che Mr Harper e il suo nuovo progetto hanno tenuto al Festival Jazz di Montreal davanti a 200mila fan in delirio.

La release contiene anche due cover imperdibili di Jimi Hendrix e dei Queen, che si aggiungono al repertorio di un musicista di altissimo spessore e carisma. <br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/ben-harper-amp-relentless-7--3576.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-09T05:03:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La Fame Di Camilla Tour]]></title>
	<description><![CDATA[La band di Bari on stage per presentare i brani del disco di debutto. La Fame Di Camilla in tour.

Dopo la partecipazione al Festival di Sanremo 2010 con il brano "Buio E Luce" e l'uscita nei negozi lo scorso 19 febbraio del disco omonimo, la band pop-rock barese &egrave; pronta a esibirsi nelle varie citt&agrave; dello Stivale.

La tourn&eacute;e prender&agrave; il via luned&igrave; 8 marzo da Napoli e si svolger&agrave; in due modalit&agrave;: da una parte il gruppo incontrer&agrave; il pubblico nei vari store FNAC con performance acustiche e firma dei CD, dall'altra calcher&agrave; i palchi dei pi&ugrave; prestigiosi club della penisola con imperdibili live.

Ecco il calendario del 'Buio E Luce Tour':

Luned&igrave; 08 marzo - NAPOLI
FNAC - ore 18.00
MMB (MUSIC MELODY BAR) - ore 22.00

Mercoled&igrave; 10 Marzo - VERONA
FNAC - ore 18.00
CIRCOLO ENEL - ore 22.00

Gioved&igrave; 11 Marzo - MILANO
FNAC - ore 18.00
ROCKET - ore 22.00

Venerd&igrave; 12 marzo - GENOVA
FNAC - ore 18.00
SCANDINAVIAN - NEW BORDER - ore 22.00

Sabato 13 Marzo - TORINO
FNAC - ore 18.00
SUONERIA - LA CASA DELLA MUSICA (Settimo Torinese) - ore 22.00

Domenica 14 Marzo - ROMA
CIRCOLO DEGLI ARTISTI - ore 22.00<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/la-fame-di-camilla-tour--3575.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/la-fame-di-camilla-tour--3575.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-09T05:02:28+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Napoli capitale]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
<strong>Vittorio Rosa</strong>, in arte &ldquo;<strong>Il ristretto</strong>&rdquo;. Una tunica da santone, una spirale rotante dietro di s&eacute;. Un fiero ragazzo lucano, che sa mettere in scena una performance che ruggisce con gioia. Lo <strong>Spazio libero teatro</strong> ancora una volta si apre all&rsquo;innovazione, in questo caso apparentemente scanzonata, ma dal retrogusto amaramente riflessivo.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong><em>Napoli capitale</em></strong> &egrave; spettacolo di leggera profondit&agrave;, Vittorio Rosa performer che con rara semplicit&agrave; riesce, tra un monologo e una canzone, a sviluppare la sua <strong>teoria sul &ldquo;restringimento del cervello&rdquo;</strong>. Canzone dopo canzone, battuta dopo battuta, Rosa passa dalla figura di comico santone di periferia a quella di uomo contemporaneo che fronteggia una societ&agrave; incomprensibile con la sola forza della sua <strong>ferrea volont&agrave; cerebrale di autodeterminarsi</strong>.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Sul palco Rosa mostra con efficace concretezza come un cervello umano non possa far altro che ritrarsi, restringendosi, dalla societ&agrave; attuale. Un cervello ripiegato su se stesso, che rifiuta gli stereotipi e i compromessi della routine. L&rsquo;attore si mostra in tutta la sua nudit&agrave; di comune ragazzo, elevato per&ograve; a portavoce di tutti coloro che con lui condividono un palpabile <strong>senso di repulsione nei confronti di un mondo che non sentono proprio</strong>.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">&Egrave; il mondo di chi nega la ripugnanza che inconsciamente sicuramente prova, in quanto unico sentimento umano possibile di fronte ad uno sfacelo sociale cos&igrave; arrogantemente evidente. Eppure tale disgusto viene taciuto. Il grido di protesta &egrave; soffocato. Il restringimento del cervello negato. E allora la naturale ripugnanza per la sovversione della natura si esprime sotto forma di <strong>compulsione allo shopping</strong>, di depressione, di ansia. E il povero cervello ristretto si ritrova ulteriormente frustrato dalle tante colorate pillole che lo incatenano, promettendo una salute che &egrave; solo negazione di s&eacute;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">In questo contesto &ldquo;Il Ristretto&rdquo; propone di <strong>non lasciare che la follia si spenga, ma anzi di cavalcarla e di sentirne la gioiosa ebbrezza</strong>. Il rifiuto disgustato, il restringimento del cervello, non va negato, non va eluso, ma reso consapevole. La consapevolezza avr&agrave; il peso dello sgomento forse, ma sar&agrave; l&rsquo;unica via per ricongiungersi con la propria natura. E&rsquo; tuttavia una consapevolezza di una leggiadra leggerezza.<br />
<br />
Vittorio Rosasa muoversi sul palco con matura destrezza, sa divertire il pubblico, pur evitando agevolmente la banale categorizzazione di intrattenimento. &Egrave; una risata genuina quella che suscita Il ristretto, come la sua voce e il suo stile. <strong>Il palco non &egrave; mai stato cos&igrave; vicino al pubblico</strong>. Questo &egrave; il teatro che sa comunicare divertendo, il teatro che sa calarsi in mezzo al pubblico e ridere con questo, il teatro che sa vincere la sua vana tendenza alla seriosa autoreferenzialit&agrave; per divenire strumento di consapevolezza della platea. &Egrave; il <strong>teatro al servizio degli spettatori</strong>, tutti allegramente e consapevolmente &ldquo;ristretti&rdquo; alla fine dello show.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/napoli-capitale-spazio-libero-teatro-napoli-3565.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Luca Errichiello</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il Teatro degli Orrori [live]]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Non aspettatevi il live report con la scaletta e il commento sulla singola performance, perch&egrave; sarebbe un pessimo servizio a chi si &egrave; perso lo splendido concerto del 3 marzo. Se volete avere la sensazione di esserci stati dovete immaginare il caos. Un caos in cui, a onor del vero, il suono arrivava perfettamente calibrato e la <strong>performance dei cinque dell'apocalisse</strong> era <strong>tecnicamente ineccepibile</strong>. Ma d'altra parte bisogna dominare la forma per potersi permettere di decostruire.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Cos&igrave; si fa un concerto rock. Non &egrave; sempre scontato che un&rsquo;ottima rock band che sforna ottimi dischi abbia anche una resa sul palco all&rsquo;altezza di quella in studio. <strong>Il Teatro degli Orrori</strong>, per i moltissimi e meritatissimi estimatori del progetto, su disco &egrave; una delle migliori band del panorama alternative italiano, ma dal vivo &egrave; molto, molto meglio. Questo &egrave; un fatto, &egrave; una verit&agrave;, che vi piacciano o no, non si pu&ograve; restare indifferenti di fronte a un live di questa potenza.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">La nuova line up, che, oltre a vedere la sostituzione di Giulio Favero con <strong>Tommaso Mantelli</strong> al basso, si &egrave; arricchita di un elemento in pi&ugrave; con <strong>Nicola Manzan</strong> alla chitarra e al violino, &egrave; ormai rodata e affiatata abbastanza da proporre un live set che rivaleggia per potenza, energia e violenza dell'impatto con una formazione metal.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">La presenza di due chitarre (e, in alcuni brani, del violino) permette di rendere il suono pi&ugrave; ricco e sofisticato, valorizzando le linee melodiche senza rinunciare all&rsquo;effetto travolgente dell&rsquo;insieme. Questo vale tanto per i brani di <strong><em>A Sangue Freddo</em></strong> quanto per quelli del precedente <strong><em>Dell'Impero Delle Tenebre</em></strong>, che vengono riproposti a un pubblico in delirio in una vera e propria tempesta di suono.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Pierpaolo Capovilla</strong> si conferma forse il pi&ugrave; scriteriato e abile animale da palcoscenico della scena indipendente e domina la folla urlante con le espressioni ieratiche e i toni sempre lievemente alienati che gli sono propri e soprattutto, nonostante un dito steccato a causa di una frattura, non si risparmia un numero spropositato di stage diving, passando praticamente pi&ugrave; tempo in braccio al pubblico che sul palco.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Non c&rsquo;&egrave; spazio per l&rsquo;understatement, anche <strong>le ballads hanno un&rsquo;intensit&agrave; rock</strong> in grado di far vibrare la sala. C&rsquo;&egrave; spazio invece per eseguire quasi per intero entrambi gli album, per la gioia del pubblico sempre pi&ugrave; galvanizzato che esulta su brani imprescindibili, da <em>Vita Mia</em> a <em>Compagna Teresa</em>, de <em>E Lei Venne</em> a <em>Majakovskij</em>.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">&Egrave; pi&ugrave; che legittimo godersi un concerto con calma, dal fondo della sala, bevendo una birra in pace senza preoccuparsi di parare le gomitate del vicino che arrivano di lato o le ginocchiate del cantante che arrivano dall&rsquo;alto, ma l&rsquo;anima di una serata come questa la si coglie pienamente solo nel pacchetto di mischia che si schianta sotto palco. <strong>Volume disumano, sudore, lividi e rock&rsquo;n&rsquo;roll</strong>. Se avete il fisico&hellip;</div>
<div align="justify"><strong>::<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::<br />
</span></strong><strong><font color="#ff6600">Foto</font></strong>: <strong><font color="#ff6600">Paola Gravina</font></strong></div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/il-teatro-degli-orrori-live-circolo-degli-artisti-roma-3566.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Angela Fiore</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Invictus - L'Invincibile]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><font size="2"><br />
Una storia vera impressa in una pellicola ad alto impatto emotivo. Il nuovo film di Clint Eastwood - ispirato ad una vicenda realmente accaduta nella vita di Nelson Mandela (<strong>Morgan Freeman</strong>) <font color="#000000"><span>dopo essere uscito di prigione </span>- fa rivivere la pagina storica del primo mondiale di rugby (sport nazionale) assegnato nel 1995 al Sudafrica.<br />
</font></font><font size="2"><br />
Proprio durante la Coppa del Mondo il Presidente sudafricano <font color="#000000"><span>cerca di sfruttare la premiazione della nazione degli Springbooks per riunificare il paese dopo la fine dell'apartheid. Il tentativo di Mandela di favorire la riconciliazione tra i bianchi e i neri </span>trova un alleato d'eccezione nel bianco Francois Pienaar (<strong>Matt Damon</strong>), capitano della formazione di rugby.<br />
</font></font><font size="2"><br />
ll film segue&nbsp;le vicende che all'epoca ruotarono attorno a quella partita, la prima gara in cui la nazionale - fino ad allora riservata ai boeri e ai bianchi segregazionisti - tornava a giocare nel consesso civile, un evento che segn&ograve; un punto essenziale nel percorso di riconciliazione nazionale promosso dal Capo dello Stato.<br />
<br />
Il risultato&nbsp;&egrave; emozionante e coinvolgente, Eastwood descrive una bella pagina di storia imprimendole il proprio marchio inconfondibile, ritrova il suo grande respiro epico e narrativo (gi&agrave; visto in <em>Million Dollar Baby</em>), anche se, a voler essere pignoli, in qualche passaggio c'&egrave; una punta di troppo di retorica che di solito non appartiene al mitico Clint, vero e proprio patriarca del cinema americano.</font></p><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/invictus-l-invincibile-usa-2010-3487.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/invictus-l-invincibile-usa-2010-3487.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Gli Ojm in studio con Dave Catching (Queens Of the Stone Age)]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify">Ad aprile inizia la registrazione del nuovo cd che uscir&agrave; a settembre.&nbsp;Con loro un personaggio chiave della scena stoner rock americana come Dave Catching (chitarra dei Queens of the Stone Age), che insieme alla band curer&agrave; la produzione del nuovo album,&nbsp;la cui uscita&nbsp;&egrave; prevista&nbsp;a settembre 2010. In&nbsp;primavera ed estate il gruppo sar&agrave; impegnato in Italia e in UK per presentarlo in anteprima.&nbsp;Il disco sar&agrave; registrato al Red House Studio di Senigallia dal 22 al 30 aprile e verr&agrave; mixato a Los Angeles da Dave Catching e Edmund Monsef che a gia lavorato con band del calibro di Arctic Monkeys, U.N.K.L.E., Master of Reality, The Duke Spirit.</p><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/gli-ojm-in-studio-con-dave-catching-queens-of-the-stone-age--3558.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/gli-ojm-in-studio-con-dave-catching-queens-of-the-stone-age--3558.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Sasha: Un nuovo me]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><strong><br />
Sasha Torrisi</strong>, l&rsquo;ex cantante dei Timoria, quelli del dopo Renga, e dopo lo scioglimento della band stessa e un periodo di riflessione, non s&igrave; da per vinto, non cede d&rsquo;un passo la sua poesia rock, il suo immutato cammino nelle tortuosit&agrave; del rock, e lo fa con questo mini cd &ldquo;Un nuovo me&rdquo;, quattro tracce &ldquo;autobiografiche&rdquo; che, se da una parte risentono ancora molto del passato illustre, dall&rsquo;altra s&rsquo;irrobustiscono della forza di traghettarsi in un terreno tutto suo, un ricominciare da zero da percorrere con le proprie energie e le proprie visioni.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">L&rsquo;espressione artistica di Torrisi &egrave; forte, limpida, che esalta il senso del confronto senza mai magnificarsi nella morsa autocelebrativa del &ldquo;chi era&rdquo;, ma solo del &ldquo;chi &egrave; adesso&rdquo;, cantore pop-rock di una sensibilit&agrave; calda e armonica, che nella sua tenera semplicit&agrave; euforizza timbriche e crescendi. Pop-rock di calibro, epico, intimista e ben costruito attorno alle chitarre di Mattia Tedesco, i bassi di Andrea Torresani, Simone Bertolotti e la batteria di Emiliano Bassi, <strong><em>Un nuovo me</em></strong> &egrave; il disco che non gira mai intorno alla stessa idea, ma assortito nella sensibilit&agrave; e nella compiacenza di piacere subito, di essere fruibile e scorrevole d&rsquo;impatto per via di quell&rsquo;airplay d&rsquo;autore fresco e &ldquo; a lunga scadenza&rdquo; che ha la prepotenza di memorizzarsi istantaneamente nella playlist cerebrale che ognuno di noi tiene stretta in testa.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Le parole che Sasha sono mature, descrittive di stati e umori, distrazioni e amare gradevolezze, documentali nella rivisitazione &ldquo;interna&rdquo; del proprio rivedere dentro per alzare gli occhi fuori, e atmosferiche quando si fondono con la struttura musicale di gran pregio; con l&rsquo;appeal pensieroso dei Coldplay e il sensuale empirismo dei Muse, ecco scorrere il lirismo epico di Nuovo me, la ballata sofferta e di riscatto Piccolo miracolo, lo spazio pop aperto e volante, liberatorio de Nell&rsquo;aria e il suono liquido da hit-tune de Non ti accontenti mai, attraversato da brividi e brezze.<br />
<br />
Il nuovo Sasha &egrave; qui, pronto a far rivivere se stesso, con l&rsquo;arma del suo talento unico e sognante, e questo semplice mini-cd non &egrave; altro che il suo tratto distintivo di vedere un punto di partenza in ogni punto d&rsquo;arrivo. E questo suo &ldquo;piccolo miracolo&rdquo; in quattro tempi va diritto a canestro. Eccellente.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/sasha-3562.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/sasha-3562.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Enrico Brizzi &amp; Numero6: Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Cominciamo col dire che <strong><em>Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro</em></strong>&egrave; un disco-spettacolo bellissimo ma che si pu&ograve; definire un tributo non dichiarato ai Massimo Volume. Un lavoro completo, che coinvolge in egual misura i <strong>Numero6</strong>, famosa band genovese, e lo scrittore <strong>Enrico Brizzi</strong> che, per l'occasione, prende alcuni pezzi tratti dal suo libro omonimo recitandoli alla maniera di Emidio Clementi. Un esperimento che non propone nulla di nuovo ma ben riuscito, coinvolgente, deciso, che proietta sin dal primo momento l'ascoltatore nelle atmosfere ricreate da Brizzi.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Quattro viandanti italiani che seguono la Via Francigena incontrano un pellegrino tedesco, tale Bernhard Hartmann, un vecchio fondamentalista cattolico dalle &ldquo;braccia d'inchiostro&rdquo;, completamente tatuate. Dal carattere antipatico ma forte, riuscir&agrave;, dopo aver provocato tante disavventure, a farsi apprezzare dal resto della banda.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Il rock tirato e matematico dei Numero6 fa da giusto contrappunto al recitato di Brizzi, dalla erre garrula e dal tono violento, e al testo evocativo. I Numero6 sono dinamici, preparano soluzioni musicali efficacissime che ben si prestano al testo e alla lettura dello scrittore bolognese, si ha l'impressione di vivere il momento raccontato e, complice anche la scrittura, l'ascoltatore viene catapultato su vari piani dimensionali.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Momenti di tensione si alternano ad atmosfere rilassate, Brizzi e i Numero6 puntano all'impatto, prendono per il bavero l'ascoltatore utilizzando un linguaggio rock sia nella stesura musicale che letteraria. Le voci di Stefano Piccardo e Michele Bitossi fanno da controcanto al recitato di Brizzi schierandosi a fianco di Bernard sul finale e abbandonando, quindi, la posizione neutrale assunta inizialmente.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><em>Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro </em>&egrave; un viaggio stravagante e mistico, una narrazione corposa che arriva diritta al cuore, un progetto imperdibile per chi ama il binomio musica-letteratura. Un disco che merita pi&ugrave; ascolti, maturo, che non cede a compromessi elevando il valore della Parola e del Suono.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/enrico-brizzi-amp-numero6-3563.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Francesco Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Davide Tosches: Dove l’erba è alta]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
<strong>Davide Tosches</strong> possiede un songwriting umorale, istintivo, talvolta surreale; ama il chiaroscuro e probabilmente avrete ritrovato e condiviso nel tormento audace di queste sue canzoni prose e suoni oscuri e dolenti, ma mai duri, di un ultimo Moltheni alle prese con la necessit&agrave; di rivoltare i polsini sdruciti della vita e della natura che l&rsquo;abbellisce.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong><em>Dove l&rsquo;erba &egrave; alta</em></strong> &egrave; l&rsquo;album di un &ldquo;uomo&rdquo; che evidenzia il carattere precipuo &ldquo;dell&rsquo;artista&rdquo;, capace di assorbire le rifrazioni degli specchi fum&egrave; del suo mondo e riplasmarli sul proprio ego ampio e fascinoso; le sue armi sono un folk rallentato, looner, che si bagna alla fonte iridescente della psichedelia tenue e l&rsquo;originalit&agrave; nel fartelo arrivare dritto nell&rsquo;immaginario, anche se &ndash; di prima botta &ndash; da l&rsquo;impressione di faticare un poco ad entrare nel gusto del pubblico di massa. Per fortuna.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Con la produzione di Giancarlo Onorato, che poi suona nel disco le chitarre, il Wurlitzer e l&rsquo;organo, il lotto di queste undici tracce &egrave; ricco di sfumature in solitaria, lontano ere dal rumore e dall&rsquo;ingordigia di chi vuole enfatizzare un esordio strombazzante, avanza a passi corti, felpati, t&rsquo;incanta e se ne riparte in sordina da dove &egrave; venuto; un viaggio &ndash; per dirla francamente - tra il dormiveglia delle sensazioni epidermiche e la metafisica del sogno disturbato, un giocare continuo di toni e introspezioni che vanno ad affollare l&rsquo;ibrido e la profondit&agrave; abissale dell&rsquo;anima.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Stupendi i suoni trasversali di weevil, metak, triangoli, glockenspiel, richiami per uccelli, le spruzzate d&rsquo;armonica e il liquid play di Wurlitzer che si muove circolare come le onde a riflesso di un sasso gettato nello stagno, bello il mood mexato <em>La tua stella</em>, tenero l&rsquo;invito <em>Dove l&rsquo;erba &egrave; alta</em> a forma circolare di mantra disegnato da pianoforte e percussioni pensierose, lo spazzolato psichedelico Il sentire, la ballata sincopata di chitarra e l&rsquo;effetto Leslie de <em>Nell&rsquo;aria</em> e la cantilena, la ninnananna di triangoli sull&rsquo;evanescenza di una voce femminile che s&rsquo;innalza piano, gira all&rsquo;infinito fino ad ululare di dolcezza <em>Nell&rsquo;ombra</em>, creando nell&rsquo;ascolto quel finisterre al confine della beatitudine e del riascolto immediato del tutto.<br />
<br />
Davide Tosches, questo sconosciuto emanuense del bello, con questo esordio si preconizza un largo futuro. Forse non pensava di fare un disco, voleva solo ritrovare quella gioia e quell&rsquo;eccitazione recondita e inespressa che magari sentiva di aver perso, o forse lo ha pensato fitto; ma quello che conta per noi &egrave; comunque che con un capolavoro &ldquo;emergente&rdquo; in giro come questo - preciso e dai connotati inediti - si torna a blasonare quel &ldquo;minimale e ristretto&rdquo; giro cantautorale rimasto e non &egrave; poco. Un nuovo orgoglio musicale avanza, un disco e un cantautore di prima scelta &egrave; arrivato.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/davide-tosches-3564.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/davide-tosches-3564.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[SCOTCH ALE ~ VOLA VIA]]></title>
	<description><![CDATA[<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/scotch-ale-vola-via--3336.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Orti Insorti]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Il potere della lettura &egrave; l'immaginazione, ti permette di vedere e sentire altri tempi e altre idee.</div>
<div align="justify">La lettura ti induce a confrontarti con il tuo vissuto, con gli insegnamenti ricevuti e con una sana proiezione verso il futuro, questo potere &egrave; detenuto anche dal teatro.</div>
<div align="justify"><strong>Elena Guerrini </strong>con il suo spettacolo <strong><em>Orti Insorti </em></strong>pubblicato per <strong>Stampa Alternativa</strong> nella collana <strong>Millelire</strong> ti conquista.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Mi immagino suo nonno affermare: &quot;Quello che ciavemo, ciavemo, e quello che n'ciavemo n'ci serve&quot; e comprendo bene il bisogno di ricordare come si viveva 30, 40 e anche 50 anni addietro. In passato ci sono state generazioni pi&ugrave; povere e pi&ugrave; sfortunate, ma con una cultura della terra profonda, oggi cosa pensiamo quando osserviamo le carote incellophanate del supermercato?</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Il suo racconto civile &egrave; un inno alla gioia, alla fatica, allo scarto che c'&egrave; tra il significato delle parole &quot;progresso&quot; e &quot;sviluppo&quot;. Senza retorica ci allerta al pericolo che incombe su ogni elemento di vita, di essere comprato e venduto - vedi monocolture, semi transgenici e via dicendo.</div>
<div align="justify">Il dialetto e lo spirito 'toscanaccio', i personaggi che si snodano in riflessioni sul basilico e gli insegnamenti del teorico della non azione <strong>Masanobu Fukuoka</strong>, sanno essere lievi e gravi. Un testo serrato ricco di giochi linguistici a rimarcarne il senso, con ironia e saggezza.</div>
<div align="justify">Lo spettacolo che vi troverete tra le mani ha varcato il confine nazionale, nei migliori festival internazionali di teatro.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Pasolini ci avvertiva che questo mondo agricolo sarebbe morto e con esso la storia, ma non muore l'impegno gustoso di questa donna.</div>
<div align="justify">Formatasi con personaggi del calibro di<strong> Pippo Delbono</strong>, Giuseppe Bertolucci,<strong> Pupi Avati</strong> e Pappi Corsicato, viene voglia di vederla in azione.<br />
Un omaggio alla natura, al nonno e alla letteratura che consiglio vivamente.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/orti-insorti-elena-guerrini-2999.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Francesca Grispello</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[  Sì, ma che fine ha fatto David Bowie?]]></title>
	<description><![CDATA[L'ultimo album di studio pubblicato da David Bowie risale al 2003. Dal 1964 a tale anno il White Duke praticamente non aveva fatto passare dodici mesi senza un album o senza un singolo. Il suo blog ufficiale &egrave; fermo all'ottobre 2006. E, mentre i suoi antichi ed intimi amici Lou Reed ed Iggy Pop non smettono d'essere prolifici, con nuovi dischi o andando in tour, il londinese sembra essersi ritirato dopo aver visto la morte negli occhi con i problemi di salute manifestatisi nel giugno 2004. Ma sta combinando qualcosa o no? Se lo chiede la statunitense ABC, stranamente senza andare a chiederglielo in persona. Il network statunitense ha sentito alcuni collaborarori del camaleontico artista. Tra le opinioni pi&ugrave; interessanti &egrave; da annoverare quella di Marc Spitz, biografo di David, che dice: "Forse si &egrave; prosciugato, forse ha detto quello che doveva dire. C'&egrave; chi non ha voglia d'andare avanti senza fermarsi mai, come i Rolling Stones. Forse ha perso gli stimoli dopo essere stato cos&igrave; vicino all'abisso".<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/si-ma-che-fine-ha-fatto-david-bowie--3561.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-07T15:36:31+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Gods of Metal 2010 a Collegno (Torino)]]></title>
	<description><![CDATA[l'edizione 2010 del Gods Of Metal in programma dal 25 al 27 Giugno. Si sposta al Parco della Certosa Reale - Colonia Sonora a Collegno (Torino) l'edizione 2010 del Gods Of Metal in programma dal 25 al 27 Giugno.

Gi&agrave; annunciati quasi tutti i nomi che animeranno la tradizionale rassegna metal a partire dai tre headliner: Motorhead, Lordi e Killswitch Engage. Qui sotto tutto il cast finora confermato, prima per&ograve; vi ricordiamo che i biglietti saranno in vendita da mercoled&igrave; 10 Marzo a 80 euro per i tre giorni o 40 a singola giornata.

La line-up:

VENERDI 25 GIUGNO
KILLSWITCH ENGAGE
T.B.A.
FEAR FACTORY
AS I LAY DYING
ATREYU
JOB FOR A COWBOY
UNEARTH
36 CRAZYFISTS

SABATO 26 GIUGNO
LORDI
AMON AMARTH
SOULFLY
DEVIN TOWNSEND PROJECT
BEHEMOTH
ORPHANED LAND
SADIST
EX DEO

DOMENICA 27 GIUGNO
MOTÖRHEAD
BULLET FOR MY VALENTINE
CANNIBAL CORPSE
STEEL PANTHER
UDO
LABYRINTH
SABATON
Tba

Organizza Live in Italy.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/gods-of-metal-2010-a-collegno-torino--3560.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/gods-of-metal-2010-a-collegno-torino--3560.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-07T15:32:27+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Si suicida Mark Linkous (Sparklehorse)]]></title>
	<description><![CDATA[Il centro, l'anima ed il leader degli Sparklehorse, Mark Linkous &egrave; morto. Il cantautore americano, uno dei pi&ugrave; importanti narratori della scena alternative-country e lo-fi degli ultimi anni, purtroppo non era nuovo a tentativi del genere dopo essere andato in coma gi&agrave; nel 1996 per una indigestione da farmaci, si &egrave; tolto la vita nei giorni scorsi, cos&igrave; come confermato da un comunicato della famiglia dell'artista.

L'ultimo lavoro in studio degli Sparklehorse era la collaborazione alla compilation firmata Danger Mouse "Dark Night Of The Soul" che a breve avr&agrave; anche una release fisica dopo quella digitale dello scorso anno. L'ultimo lavoro firmato Sparklehorse &egrave; del 2006 con "Dreamt For Light Years In The Belly Of a Mountain", ma il maggiore successo naturalmente &egrave; quello datato 1996 con il debutto "Vivadixiesubmarinetransmissionplot".<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/si-suicida-mark-linkous-sparklehorse--3559.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/si-suicida-mark-linkous-sparklehorse--3559.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-07T15:27:56+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Park Avenue: Time to]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Esordio ufficiale per i Novaresi <strong>Park Avenue</strong> con <strong><em>Time To</em></strong>, disco con tutti i crismi e &ldquo;apprettature&rdquo; necessarie ad un nuovo prodotto che si affaccia sugli scaffali vetrina per pubblico e critica, ma anche un disco che punta direttamente al raschiare il fondo del barile della panacea musicale e stilistica gi&agrave; divorata da migliaia di giovani predecessori.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Tecnicamente un buon prodotto, molto accattivante e ispirato &ndash; anche troppo a dire il vero per il suo evidentissimo stalking nei confronti dei Placebo e Stereophonics &ndash; ma, appunto, con il grande problema riscontrabile nella maggior parte di tutte le pop-rock band di casa, ovvero la cancrenosa assenza di una &ldquo;idea nuova&rdquo; che potrebbe permette o aiutare nell&rsquo;avere perlomeno un minimo sindacale d&rsquo;interesse o almeno un briciolo di curiosit&agrave;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Il disco, nel suo dispendio di romanzato-epico, in quell&rsquo;abusata visione di serena sofferenza cantata &ndash; per fare un esempio visivo nell&rsquo;astratto di un filo di nylon che lega i Silverchair a Radiohead e Muse &ndash; scuote quanto un sussulto inavvertibile di singhiozzo. Si lascia ascoltare, ci mancherebbe, ma nell&rsquo;ascolto passivo, come un ronzio di sottofondo mentre si stanno facendo altre cose della quotidianit&agrave;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Dodici trecce &ldquo;isolazioniste&rdquo;, ben eseguite secondo copione, ma che girano e rigirano attorno alla loro coda senza uscire di un secondo per pizzicare un lembo che sia un lembo d&rsquo;attenzione in pi&ugrave; del consentito; invece per un debutto lo sforzo, la cocciutaggine e la volont&agrave; di &ldquo;essere altro&rdquo; s&rsquo;impone e urge, altrimenti o si &egrave; masochisti danarosi oppure ci si vuole certificare &ldquo;ufficialmente&rdquo; come un&rsquo;imperterrita cover-band che rotola nella goduria di ci&ograve; che &ldquo;reinterpreta&rdquo; a suo piacimento.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">E di tutta quella speranza che si ripone nelle nuove formazioni circa nuove sensazioni, fasi di crescita, di trasformazione per non rimanere sempre attaccati al fondoschiena delle altre realt&agrave; oltre confine che ne &egrave;? Dove si &egrave; cacciata la tracotanza, l&rsquo;energia creativa tutta italiana &ndash; che solo in pochissime realt&agrave; emergenti e non &ndash; ci ha fatto di un pelo inorgoglire di creativit&agrave; autonoma e finalmente alzare la testa dal copia &amp; incolla che ci hanno marchiato dal di l&agrave; della dogana sulla fronte? Finita nuovamente nel nulla, e questo Time to ne &egrave; la conferma amara quanto reale.<br />
<br />
Tanto per rimanere &ldquo;nel mestiere&rdquo; di cronisti di dischi, tutto quello che si pu&ograve; elencare in queste tracce &ndash; attenzione, sempre al di fuori di un&rsquo;impressione d&rsquo;esecuzione tecnica e umana di rispetto &ndash; &egrave; la ripetitivit&agrave; che porta alla noia e la volont&agrave; di andare ad ascoltare felicemente le fonti &ldquo;originali&rdquo;; un ascolto che, facendo leva su una campionatura che va da <em>Automatic</em> a <em>Time to</em>, toccando <em>On my own</em> fino a <em>Down</em>, risulta in tutta la sua ovviet&agrave; crudele e arida di nuovo, ne ascolti una le ascolti tutte.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/park-avenue-3514.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/park-avenue-3514.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-05T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Vanz: Self destruction]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Cavalcando i cavalloni spumeggianti di una Bay Area Grossetana che gironzola in questo <strong><em>Self destruction</em></strong>, disco d&rsquo;esordio dei <strong>Vanz</strong>, oltre agli spruzzi high-voltage e agli &ldquo;stringi cuore&rdquo; formato ballate, la cosa che pi&ugrave; morde &egrave; l&rsquo;intelligenza &ndash; cosa che moltissimi fenomeni puberali detti anche furbettini del punky ancora non sanno cosa sia &ndash; che questa band applica per non rimanere invischiata nell&rsquo;ossidata ribellanza rivoluzionaria a portata di rimmel e gel; suona punk, spacca i coni, deturpa tenere e vergini trombe d&rsquo;Eustachio ma trova il tempo e voglia di ripulire un poco la tiritera dei &ldquo;tre accordi&rdquo; risporcandola di nuovo con esuberanti prove elettriche di garage e iniezioni di preziosissimo rock stimolato con psichedelia e fumigazioni grunge.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">E se tutto questo deve essere una &ldquo;auto distruzione&rdquo; che ben venga a far tremare i nostri lettori stereo, che si faccia avanti questa nuova generazione con i neuroni al posto giusto e il suono spostato, pu&ograve; far solo bene a far risalire &ndash; per tanti rockers - le quotazioni del mercurio bollente che hanno al posto del sangue un p&ograve; raffreddato.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Davvero un ottimo suonare, questo dei Vanz, veloce come un fulmine e morbidone come un cuscino, non solo perch&eacute; spreme dal contrito linguaggio punk la sola essenza energica, ma perch&eacute; c&rsquo;&egrave; quel qualcos&rsquo;altro che la mette a confronto con i valori dominanti del rock primario e le sue indiavolate e tenere foglie emozionali <em>Scepticism</em>, eccellente ballata amara in cui si riflettono i migliori Silverchair conosciuti.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">La musica viaggia su traiettorie esplosive che dialogano col crescendo in pogo <em>The need for destruction</em> &ndash; memorabile quello svisetto di chitarra a truciolo west-coastiano nel finale &ndash; che sparano melodie alla Green Day azzeccatissime <em>Teenage</em>,<em>Walls of tears</em>, danzano con il garage di Iggy <em>Self destruction</em> e fuggono via scapestratamente, con tutta la forza in corpo e in gola che uno pu&ograve; avere, lungo le strade del punk <em>Here</em>, con quel sintomatico scalpiccio di gioia e furore che, nella storia del rock, ha sottolineato la pi&ugrave; sottile e tagliente espressione di rifiuto da tutti e da tutto.<br />
<br />
Da Grosseto arriva una buona botta di vita sonora e, se non proprio una pagina intera, almeno sei tracce, &ldquo;sei appunti fondamentali&rdquo; della scena underground per scriverla poi in futuro.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/vanz-3515.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/vanz-3515.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-05T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Hole – Opening: Betty Poison [live]]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
La data italiana del tour reunion delle Hole (che, in base ai dettami della lingua italiana, sono ormai &ldquo;gli&rdquo; Hole, dal momento che Courtney Love &egrave; l&rsquo;unica donna della lineup) &egrave; una di quelle occasioni in cui il pubblico &egrave; pi&ugrave; nervoso della band.&nbsp;Chi ha amato l&rsquo;epoca di <strong><em>Pretty on the Inside</em></strong> e <strong><em>Live Through This</em></strong> non pu&ograve; non temere che l&rsquo;assenza degli elementi storici della formazione e il precedente non illustre dell&rsquo;esperimento solista depongano a sfavore di una performance all&rsquo;altezza del nome.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Onde evitare che l&rsquo;ansia vi divori entro la fine dell&rsquo;articolo, vi dico subito che il concerto nel suo insieme &egrave; stato tutt&rsquo;altro che deludente.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">L&rsquo;<strong>opening act</strong> riscalda immediatamente l&rsquo;atmosfera dei Magazzini: i <strong>Betty Poison</strong>, scelti per questa gig dalla Love in persona, trascinano il pubblico assiepato contro le transenne con il loro inconfondibile e tiratissimo fox-core.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Poi entrano in scena gli headliner. Il pubblico &egrave; un blocco inscindibile di gente piangente e urlante. <strong>Courtney Love</strong> NON &egrave; una vecchia signora con un talento alle spalle: <strong>&egrave; una bellissima rockeuse</strong> i cui punti di forza sono sempre stati la grinta, la rabbia, e la sfacciataggine. Tutti intatti, come non fosse passato neanche un giorno.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Sul fronte tecnico la perfezione non &egrave; di questo mondo e sicuramente non &egrave; di questo palco: Courtney non si fa mancare qualche clamorosa &ldquo;toppa&rdquo; chitarristica che sa di prove non particolarmente accurate e qualche caduta di voce che sa di forma non pi&ugrave; smagliante. Il <strong>giovanissimo chitarrista Micko Larkin</strong> non brilla per stile, ma esegue diligentemente pezzi composti quando lui probabilmente era alle medie. La sessione ritmica tecnicamente convince molto di pi&ugrave;, in particolare grazie all&rsquo;ottima performance del bassista Shawn Dailey.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Nonostante le suddette imperfezioni tecniche, che ci si creda o no, &egrave; un ottimo concerto. I grandi classici, da <em>Violet</em> a <em>Doll Parts</em>, da <em>Miss World</em> a <em>Malibu</em>, si alternano ai pezzi nuovi (che sono in giro come bootleg da almeno tre anni), molti firmati da Linda Perry e tutti assolutamente azzeccati in termini di testi, arrangiamenti e attitude.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">La signora Love sa trascinare il suo pubblico, &egrave; incazzata e tenera, &egrave; spiritosa e irrimediabilmente inelegante, ovvero &egrave; tutto quello per cui il suo pubblico la idolatra. Anche l&rsquo;osservatore pi&ugrave; cinico si ritrova a transigere sulle imperfezioni tecniche e a lasciarsi trascinare dall&rsquo;<strong>essenza innegabilmente, violentemente rock&rsquo;n&rsquo;roll della performance</strong>.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">&ldquo;Questo &egrave; forse il peggior concerto che abbiamo mai fatto, ma io vi ordino di perdonarci per aver fatto schifo&rdquo;. E come dirle di no? &Egrave; esattamente questo che ti aspetti, quando vai a un concerto delle Hole.</div>
<div align="justify"><strong>::<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::<br />
</span></strong><strong><font color="#ff6600">Foto</font></strong>: <strong><font color="#ff6600">Fabrizio Bisegna</font></strong> <strong>e</strong> <strong><font color="#ff6600">Stefano Masselli</font></strong></div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/hole-opening-betty-poison-live-magazzini-generali-milano-3516.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/hole-opening-betty-poison-live-magazzini-generali-milano-3516.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-05T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Angela Fiore</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[LADS WHO LUNCH - Souls and cows]]></title>
	<description><![CDATA[<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/lads-who-lunch-souls-and-cows--3335.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/lads-who-lunch-souls-and-cows--3335.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-05T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Guns N’Roses [vintage]: GNR Lies]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Senza andare ad intaccare la mammouthgrafia sciorinata planetariamente dalla Geffen circa la parabola dei <strong>Guns&rsquo;N&rsquo;Roses</strong> e dei relativi introiti miliardari in fatto d&rsquo;immagine e di lezioni di economia statistica, riconoscendo la maestosit&agrave; del primo pietrone miliare quale &egrave; stato <em>Appetite for destruction</em> &ndash; considerato uno dei pi&ugrave; importanti nella storia del rock &ndash; e non negando che i successivi <em>Use your illusion</em> I e II gi&agrave; stavano minando la discesa agli inferi &ndash; vedi The spaghetti incident &ndash; della band Losangelesina, soffermiamoci su un &ldquo;figlio minore&rdquo;, quella raccolta di chicche prese da <em>Live like a suicide</em> e incapsulate in quello stupendo album del 1988 semplicemente ridotto e chiamato affezionatamente <strong><em>Lies</em></strong> che &egrave; stato amore e delizia per un&rsquo;infinit&agrave; mondiale di programmazioni radio ma sempre bollato come &ldquo;incidente di percorso&rdquo; troppo adolescenziale.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Invece &egrave; stato l&rsquo;album che pi&ugrave; di tutti a portato la &ldquo;leggenda cotonata e in lipstick&rdquo; dei GNR all&rsquo;adulazione di massa, non tanto per la curiosa androginia mascalzona di cinque brutti ceffi che suonavano divinamente il rock, quanto per la capacit&agrave; &ndash; insospettata &ndash; di coniugare l&rsquo;Heavy, l&rsquo;Hair e lo Sleaze metal con una sorprendente vena melodica, di trasporto, proprio di &ldquo;pistole e rose&rdquo; a netto contrasto con il metal purista che esplodeva ovunque.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">La saga di Axl Rose, Slash, Izzy Stadlin, Duff McKagan e Steven Adler riporta la definizione &ldquo;L.A. Street Scene&rdquo; sui palchi e finalmente il rock torna a parlare lo slang ormai storicizzato del &ldquo;Sex, drugs and Rock &amp; Roll&rdquo; fatto s&igrave; di ritrovati suoni sporchi e aggressivi, ma anche di quella dolcezza looner che lascia profondi segni e una marea di imitatori in fasce e amplificatori.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong><em>GNR Lies</em></strong> - ufficialmente <strong><em>Lies! The Sex, The Drugs, The Violence, The Shocking Truth</em></strong><span>, &egrave; l&rsquo;album basilare che quasi tutti i rockers posseggono gelosamente, ed &egrave; un&rsquo;entusiasmante opera di recupero dalla tensione massima; i primi quattro episodi riguardano l&rsquo;apoteosi della &ldquo;chitarra che parla&rdquo; di Slash che, gareggiando con il terribile e trascinante falsetto di Rose, tiene sull&rsquo;elastico del vecchio sudicio rock dei bordelli, e che era stato gi&agrave; impresso nel loro precedente Ep <em>Live Like Suicide</em>: <em>One in a million</em> &ndash; pezzo condannato per via del suo contenuto blasfemo contro negri e omosessuali &ndash; <em>Mama kin</em> stupenda cover live di un singolo degli Aerosmith, <em>Reckless life</em> anch&rsquo;essa rivisitazione di un pezzo degli Hollywood Rose, e ancora <em>Move to the city</em>, <em>Used to love her</em> e <em>You&rsquo;re are crazy</em>, tripletta di fuoco per orecchie infuocate. Ma &egrave; lei, l&rsquo;osannata ballata &ldquo;del fischio&rdquo;, la bella <em>Patience</em>, che con quel giro di chitarra acustica &egrave; entrato nel lessico generazionale di orde di chitarristi portando le quotazioni della band a livelli stratosferici, oltre misura.</span></div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Una band ed un disco acclamato e boicottato da un&rsquo;infinit&agrave; di situazioni, anche per la sovraesposizione mediatica del leader vocal che ha contribuito a rendere malvagia e maledetta l&rsquo;aura che li circondava e il conseguente mito. Poi di quello che Axl Rose dir&agrave; in futuro sono tutte chiacchiere senza senso, torner&agrave; per un po&rsquo; ancora a blaterare di omofobia e razzismo, forse scordandosi, lui star in hotpants a stelle e strisce e pelle bianca, che sua madre era di colore.<br />
<br />
Si, poco dir&agrave; pi&ugrave; in futuro, se non far cadere il mito per rotolare nel fango senza ritorno.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/guns-nroses-vintage-3437.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Flogging Molly live]]></title>
	<description><![CDATA[La band punk rock torna in concerto il 22 giugno a Milano. I Flogging Molly tornano in Italia per un imperdibile concerto.

La band punk rock di origine irlandese si esibir&agrave; il prossimo 22 giugno all'Alcatraz di Milano. Questo live segna il ritorno del gruppo nel BelPaese a distanza di un anno dalla loro performance al Rock In Idro 2009.

Le prevendite dei biglietti sono aperte su Vivaticket.it e a breve inizieranno anche su altri altri canali.
Biglietto prevendita 20 euro + ddp
Biglietto alle casse 25 euro

E' prevista anche la partecipazione di uno special guest ancora 'segreto'.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/flogging-molly-live--3530.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T04:47:19+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Paolo Nutini estivo]]></title>
	<description><![CDATA[Il cantautore di nuovo in Italia per altri cinque concerti. Nuovo tour in Italia per Paolo Nutini.

Il cantautore italo scozzese &egrave; molto amato nel nostro Paese e per questo motivo ha deciso di concedere al pubblico altri cinque show questa estate:
3 giugno - Venaria Reale (TO) - Teatro della Concordia
16 luglio - Udine - Piazza Castello
17 luglio - Ferrara - Piazza Castello
18 luglio - Roma - Cavea Auditorium
21 luglio - Milano - Location da confermare

Paolo ha riscosso grande successo con il tour italiano tenuto a fine 2009, per la presentazione del suo ultimo disco "Sunny Side Up", uscito lo scorso maggio.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/paolo-nutini-estivo--3529.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T04:43:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Trans-Continental Hustle]]></title>
	<description><![CDATA[Nei negozi dal 27 aprile il nuovo album dei Gogol Bordello. Il nuovo disco dei Gogol Bordello ha finalmente un titolo e una data di pubblicazione!

L'album si intitola "Trans-Continental Hustle" e sar&agrave; nei negozi a partire dal prossimo 27 aprile.

Questo nuovo lavoro della band capitanata da Eugene Hutz &egrave; stato prodotto da Rick Rubin.

I fan italiani della gipsy punk band potranno ascoltare dal vivo i brani del nuovo disco nei due live che il gruppo terr&agrave; in Italia: il 24 maggio all'Estragon di Bologna e il 25 maggio all'Alcatraz di Milano.

Ecco la tracklist dell'album:
1.Pala Tute
2.My Companjera
3.Sun Is On My Side
4.Rebellious Love
5.We Comin' Rougher (Immigraniada)
6.When Universes Collide
7.Uma Menina Uma Cigana
8.Raise The Knowledge
9.Last One Goes The Hope
10.To Rise Above
11.In The Meantime In Pernambuco
12.Break The Spell
13.Trans-Continental Hustle<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/trans-continental-hustle--3519.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T04:04:19+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Crazy Heart [Original Soundtrack]: Artisti vari]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Sono molte le ragioni per andare a vedere <em>Crazy Heart</em>, prima regia dell'attore statunitense Scott Cooper. Innanzitutto per la storia che racconta, ovvero la drammatica vita di un cantante country alcolizzato (ne esiste qualcuno che non lo sia?). Poi perch&eacute; &egrave; sempre un piacere veder recitare il &ldquo;drugo&rdquo; Jeff Bridges, che con questa interpretazione si &egrave; anche imposto come miglior attore protagonista agli ultimi Golden Globes. Oppure per vedere all'opera tutti insieme i bravi Colin Farrell, Robert Duvall e Maggie Gyllenhaal. Tanti ottimi motivi, ma &egrave; soprattutto per la musica che questo film merita di essere visto, anzi, ascoltato.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong><em>Crazy Heart [Original Motion Picture Soundtrack]</em></strong> esce su New West Records, e gi&agrave; questa dovrebbe essere una garanzia pi&ugrave; che sufficiente dal momento che si sta parlando dell'etichetta che pubblica i dischi di John Hiatt, Kris Kristofferson e Steve Earle. Ma c'&egrave; di pi&ugrave;. L'intera produzione musicale del film infatti, &egrave; stata affidata a T-Bone Burnett, colui che negli ultimi anni ha riportato sul grande schermo le opere dei Beatles (Across The Universe) e di Johnny Cash (Quando L'Amore Brucia L'Anima).</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Delle 23 tracce che compongono la versione deluxe (l'unica che vale la pena di esser comprata) ben 5 sono cantate in maniera perfetta da Mr Bridges in persona. Dopotutto il burbero attore americano si era gi&agrave; cimentato con la musica country quando nel 2000 aveva inciso l'album <em>Be Here Soon</em>, riscuotendo pi&ugrave; consensi da parte della critica che non da quella del pubblico. Anche i colleghi Farrell e Duvall comunque si fanno notare positivamente per le loro interpretazioni: il primo riproponendo <em>Gone, Gone, Gone</em>, un classico degli Everly Brothers, il secondo con una versione a cappella di <em>Live Forever</em> di Billy Joe Shaver, interpretata in passato anche da The Highwaymen.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Ma a fare la differenza sono tutte le altre canzoni, quelle che sanno di whiskey e di stivali, di rodei e tabacco, di polvere e cappelli da cowboy. Ci sono davvero tutti: Buck Owens, Kitty Wells e Lightnin' Hopkins, e poi Waylon Jennings, Lucinda Williams e il celebre Townes Van Zandt. Tutta gente che deve molto alla musica country, e a i quali il country deve molto.<br />
<br />
Da segnalare in fine a chiudere il disco <em>The Weary Kind</em>, tema portante del film che &egrave; valso il Globe per miglior canzone originale a Ryan Bingham, giovane e fino ad oggi poco conosciuto cantautore folk-rock-country. Ancora un motivo, l'ennesimo, per attendere impazientemente l'uscita italiana del film prevista per marzo.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/crazy-heart-original-soundtrack-3513.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T00:00:01+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Luca Socionovo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Decò: La stanza dei colori]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
I fratelli vicentini, Marco e Matteo Vison&agrave; in arte <strong>Dec&ograve;</strong>, dopo il lancio del primo singolo <em>Fantastica</em>, pubblicano l'album di esordio <strong><em>La stanza dei colori</em></strong> e lanciano il secondo singolo <em>Sospesi nel vento</em>. Con la solida produzione di <strong>Stefano Florio</strong> e la partecipazione ai testi di <strong>Luca Bassanese</strong>, valido cantautore e vincitore del Premio Recanati 2004, i Dec&ograve; si lanciano in un progetto dal sapore pop/rock molto radiofonico e di piacevole consumo.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">L'Art Dec&ograve;, dal quale il duo prende il nome, &egrave; un movimento di gusto affermatosi nella prima parte del '900, il quale predilige la ricerca di una modernit&agrave; funzionale, ma al tempo stesso pi&ugrave; elegante e persuasiva. Non &egrave; quindi un caso che troviamo testi impegnati affiancati alle melodie accattivanti interamente scritte dalla band.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Non ci sono picchi nell'evolversi delle 10 tracce, brani come <em>Fantastica</em> scorrono percossi da una efficace batteria e la ballata rock <em>Sempre per sempre</em>, cover di Francesco De Gregori<strong> </strong>&egrave; elettrizzata e delicata. I fratelli Vison&agrave; sono immersi nella musica dall'et&agrave; di undici anni e dagli anni '90 calcano palchi e studi, forti di quest'esperienza nel 2005 hanno creato la propria etichetta discografica, la Emmevi Music S.r.l. dedicandosi al progetto Dec&ograve;<strong>.<br />
</strong><em><br />
La stanza dei colori</em>si lascia ascoltare tutta, ma senza disturbare troppo l'ascoltatore e questo potrebbe essere un pregio, ma cos&igrave; rischiano di perdere la personalit&agrave; di cui un progetto si nutre per evolversi.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/deco-3488.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/deco-3488.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Francesca Grispello</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra: Kollaps Tradixionales]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Parte con una lunga cavalcata intimista il sesto album dei <strong>Silver Mt Zion</strong> che, ancora una volta, cambiano denominazione e line up proponendo, per&ograve;, sempre il loro riconoscibile marchio di fabbrica. <strong><em>Kollaps Tradixionales</em></strong>&egrave; un album potente, drammatico, che guarda alla tradizione rock e blues americana sperimentando una nuova poetica, irregolare e avvincente, dalle trame sonore intricate e non immediate.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">I SMT fanno esplodere i loro suoni nell'aria osando con crescendo invadenti che si alternano a linee melodiche delicate unite da una scrittura pulita ma epica e piena. La voce di Efrim Menuck &egrave; come sempre espressiva e toccante, arrabbiata e ansiogena, vibrante, capace di stagliarsi sugli archi e sulla possanza delle chitarre distorte per farsi portatore di un vissuto lacerato attraverso un recitato/cantato distante dai canoni del &ldquo;bel canto&rdquo; - a cui sin da piccoli veniamo abituati - ma che si inserisce perfettamente nella struttura musicale della band.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Nell'universo variegato del collettivo canadese regna la disarmonia, la sinfonia priva di grazia, le polifonie complesse e i paesaggi ameni che le loro partiture riescono a proiettare nell'immaginario dell'ascoltatore. <em>Kollaps Tradixionales </em>&egrave; formato da sette brani dal respiro lungo, compatti, emozionanti, capaci di toccare vette altissime di lirismo musicale dimostrando ancora una volta la grandezza di un collettivo che riesce, ad ogni appuntamento discografico, a stupire con classe e competenza.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Per fortuna, non &egrave; un disco immediato anzi necessita di numerosi ascolti per poter essere metabolizzato e nonostante suite come <em>There is a light </em>e <em>I Built myself a metal bird </em>siano irresistibili e piene di pathos, &egrave; un'impresa ardua riuscire a cogliere tutte le sfumature del mondo eclettico e dissonante dei Silver Mt. Zion ed &egrave; tuttavia sbagliato far rientrare la loro musica sotto l'etichetta post-rock.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Certo, un album come <em>Horses in the sky </em>resta insuperato ma oggi &egrave; davvero difficile trovare una band nella scena musicale odierna che mantenga gli stessi standard qualitativi ed espressivi dopo ben sei album senza ripetersi ma concentrandosi unicamente sulle proprie potenzialit&agrave;. I Silver Mt. Zion costituiscono un'eccezione alla regola e, ancora una volta, hanno scelto il tassello giusto per completare il loro bellissimo puzzle.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/thee-silver-mt-zion-memorial-orchestra-3489.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/thee-silver-mt-zion-memorial-orchestra-3489.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Francesco Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Bad Apple Sons: Bad Apple Sons]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Potrebbero far morire di crepacuore un melodico cantautore o indispettire il pi&ugrave; docile e tranquillo degli ascoltatori. In quest&rsquo;omonimo calderone di cupe vampe nere come il catrame, i fiorentini <strong>Bad Apple Sons</strong> sembrano fare un benefit agli orfani di qualche conflitto con la socialit&agrave; del sole pieno, offrendo il classico riciclaggio di rumorismi, noise disaster, Nick Cave e Red Zombie uniti nella maledizione dark anni 80 ed ad un&rsquo;infinita schiera d&rsquo;altri &ldquo;modelli eccellenti&rdquo; del catastrofismo sonoro presi anche loro in prestito per farli girare in questo disco che, oltre a risultare insignificante, contribuisce a sovrappesare non poco un gi&agrave; asfissiante &ldquo;logorio della vita moderna&rdquo;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Suoni funeral, compressi, una voce in <em>Take this moral tea</em>, <em>The claim</em> che rifa il verso luciferino del Reverendo Manson, un samba ritmato all&rsquo;ossessione come venisse dallo sprofondo degli inferi <em>Y.O. (screaming monkey),</em> e un cataclisma di frettolose soluzioni industrial <em>Namby Pamby</em>, effettistiche al rasoio per atmosfere agghiaccianti alla Lynch <em>I&rsquo;m a cutter</em>. <em>Matter horn part.1</em> e <em>2</em>; non &egrave; il crudo resoconto di qualche trailer di un B-movie pulp visto di soppiatto in qualche cinemino di periferia, ma solamente l&rsquo;unica istantanea d&rsquo;ascolto che s&rsquo;imprime dopo aver girato per un 10 minuti su questo registrato della band fiorentina.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Un album, tanto per rimarcare, che indubbiamente fa parte di un &ldquo;altro livello&rdquo; inteso come inno degli altissimi limiti del rifacimento all&rsquo;infinito, e giacch&eacute; in tanti lo potrebbero riposizionare come &ldquo;il nuovo suono del rumore&rdquo;, un minimo d&rsquo;onesta avvertenza ci compete diffondere per non illudere orecchie inesperte che &ldquo;nuovi messia&rdquo; della claustrofobia siano sbarcati nel pianeta terra.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Come un epitaffio a fine poema noir, non ci mancano le forze per ribadire il perch&eacute; di tanta energia sprecata e negata alla ricerca &ldquo;di un&rsquo;alba nuova del suono&rdquo;, il perch&eacute; ostinarsi a fabbricare il nulla quando esistono millanta cover band ottime e pedisseque che gi&agrave; fanno di loro l&rsquo;inutilit&agrave; dell&rsquo;atto di devozione ai propri idoli.<br />
<br />
Questo &egrave; un fitto mistero a matassa che nemmeno gli Angela Brothers sapranno mai trovarne il bandolo.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/bad-apple-sons-3490.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/bad-apple-sons-3490.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Goya e il mondo moderno]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><font size="2"><br />
Attraverso 180 opere tra dipinti, incisioni e disegni, la mostra ricostruisce la relazione tra <strong>Francisco Goya</strong> e altri celebri artisti che hanno segnato il percorso dell'arte degli ultimi due secoli: da Delacroix a Klee, da Kokoschka a Mir&ograve;, da Picasso a Bacon, da Pollock a de Kooning.<br />
<br />
Partendo dall'analisi delle tematiche care al pittore aragonese - l'immagine della nuova societ&agrave;, l'espressione della soggettivit&agrave;, la reazione gestuale, la violenza - la rassegna propone un inedito e stimolante confronto tra Goya e il mondo moderno, di cui il pittore &egrave; stato anticipatore e testimone, come uomo e come artista.<br />
<br />
Una modernit&agrave; che vuole interrogarsi, essere irriverente verso la societ&agrave; e le istituzioni, senza chiudere gli occhi di fronte alla sofferenza, alle angosce e paure che affliggono il genere umano, agli orrori della guerra, ma che celebra anche il piacere, la sensualit&agrave; della vita in ogni sua manifestazione.<br />
<br />
Una modernit&agrave; che assume sempre e comunque il punto di vista della realt&agrave; nella sua pienezza. Il realismo critico e la provocatoria attualit&agrave; di Goya sono la chiave d'interpretazione di questa mostra che si avvale anche di un apparato iconografico di eccezionale vastit&agrave;.<br />
<br />
<font color="#ff6600"><strong>La mostra</strong></font>: </font><a target="_blank" href="http://www.comune.milano.it/palazzoreale"><font size="2">www.comune.milano.it/palazzoreale</font></a></p><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/goya-e-il-mondo-moderno-palazzo-reale-milano-3358.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/goya-e-il-mondo-moderno-palazzo-reale-milano-3358.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[MANDARA "APFELSAFT" videoclip ufficiale]]></title>
	<description><![CDATA[<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/mandara-apfelsaft-videoclip-ufficiale--3334.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/mandara-apfelsaft-videoclip-ufficiale--3334.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Africa Unite 'Rootz']]></title>
	<description><![CDATA[La storica band reggae italiana torna con un nuovo disco. A quattro anni dalla pubblicazione di "Controlli", gli Africa Unite tornano con il nuovo "Rootz".

Il quindicesimo lavoro discografico della storica formazione reggae italiana &egrave; una produzione attuale, nata e fluita naturalmente. Recupera le sonorit&agrave; pi&ugrave; ortodosse e calde del genere, reintroducendo la sezione fiati e proponendo un sound che unisce il Dub, la Poetry e il suono delle radici del reggae. Il tutto riletto attraverso contenuti musicali attuali ma mantenendone inalterato l'impatto ed il calore compositivo.

Gli Africa, anche in questo disco, dicono la loro, fotografando ed esprimendo opinioni, paure, dubbi e speranze rispetto a tutto quello che ci succede intorno.

Ancora una volta, gli Africa hanno voluto coinvolgere in un loro album diversi amici e colleghi tra i quali si contano: Alborosie, Franziska, Mama Marjas, Mellow Mood e Patrick 'Kikke' Benifei (Casino Royale). Quest'ultimo &egrave; presente in tutti i brani del disco, per supportare e ricamare la voce di Bunna, con la sua splendida vocalit&agrave;.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/africa-unite-rootz--3493.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/africa-unite-rootz--3493.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T04:52:19+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Grand Hotel Cristicchi]]></title>
	<description><![CDATA[Il cantautore romano parte in tour alla conquista dei teatri italiani. Simone Cristicchi &egrave; pronto a girare l'Italia con un tour davvero particolare, per presentare il suo nuovo disco "Grand Hotel Cristicchi".

A cinque anni dal pluri-premiato album di esordio "Fabbricante Di Canzoni" (2005) e tre anni dall'ambizioso progetto "Dall'Altra Parte Del Cancello", il cantautore romano presenter&agrave; dal vivo il suo nuovo album, questa volta ambientato nelle metaforiche stanze del 'Grand Hotel Cristicchi'.

Dopo la sua partecipazione al recente Festival di Sanremo con il brano "Meno Male", Cristicchi sceglie di sorprendere il pubblico con uno spettacolo a cavallo tra il teatro e la canzone, accompagnato dai genovesi Gnu Quartet.

Queste le prime date confermate:

APRILE
9 MILANO - TEATRO DEL VERME
10 TORINO - TEATRO COLOSSEO
16 SERIATE (BG) - TEATRO GAVAZZENI
20 GENOVA - TEATRO POLITEAMA
21 CIVITANOVA - TEATRO ROSSINI
23 PARMA - AUDITORIUM PAGANINI
24 ROMA - AUDITORIUM
27 BARI - CINETEATRO NUOVO PALAZZO
28 RENDE (CS) - TEATRO GARDEN
30 CATANIA - TEATRO ABC

MAGGIO
3 VERONA - FILARMONICO
8 VIMODRONE - FESTA SANTA CROCE
15 FIRENZE - TEATRO PUCCINI<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/grand-hotel-cristicchi--3492.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/grand-hotel-cristicchi--3492.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T04:50:13+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Band Of Skulls live]]></title>
	<description><![CDATA[Il trio inglese in concerto il 28 maggio a Marina di Ravenna. Dopo il concerto dello scorso gennaio a Milano, i Band Of Skulls tornano per un imperdibile live il prossimo 28 maggio all'Hana-Bi di Marina di Ravenna.

Russell Marsden (chitarra &amp; voce), Emma Richardson (basso &amp; voce) e Matt Hayward (batteria) saranno nel BelPaese per presentare il loro album "Baby Darling Doll Face Honey", prodotto e registrato da Ian Davenport (Supergrass, Badly Drawn Boy).

Recentemente il trio ha partecipato alla realizzazione della soundtrack di Twilight "New Moon", con la canzone "Friends".

Per info:<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/band-of-skulls-live--3491.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/band-of-skulls-live--3491.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-04T04:49:24+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La Città Du Soleil [zoom]]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Un viaggio allegorico dentro il cuore di una citt&agrave; ideale, all&rsquo;interno di <strong>un mondo immaginario</strong> in cui la diversit&agrave; &egrave; motivo di ricchezza e speranza. Una<strong> fiaba</strong> che con gli occhi della fantasia racconta la <strong>pittoresca realt&agrave; di una metropoli</strong> popolata da giullari, cavalieri, baroni e vermi multicolori.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Uno show creato come <strong>antidoto alla violenza</strong> e alla disperazione tipiche del ventesimo secolo, uno spettacolo fantasmagorico che propone una nuova versione dello spazio urbano, piena di ottimismo e buonumore. Un'<strong>avventura caleidoscopica</strong> in cui tutto pu&ograve; succedere descritta con il linguaggio dell&rsquo;anima, espresso con la voce, il corpo e la musica.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Il tendone del circo-teatro pi&ugrave; famoso del globo torna in Italia con le straordinarie acrobazie del <strong>Cirque du Soleil</strong>: la storica compagnia canadese di artisti, acrobati, ballerini e giocolieri sbarca per un mese sul suolo tricolore con il mitico <strong><em>Saltimbanco</em></strong>, spettacolo creato diciotto anni fa (la prima fu a Montreal nel 1992), in tour da ben quattordici anni durante i quali ha toccato <strong>75 citt&agrave;</strong> in cinque continenti totalizzando oltre <strong>4.000 esibizioni</strong> davanti ad oltre <strong>9 milioni e mezzo di spettatori</strong> in tutto il mondo.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Quattro le <strong>tappe</strong> dello show a <strong>marzo</strong> - <strong>Torino (3-7), Pesaro (10-14), Bologna (17-21) e Firenze (24-28)</strong> - nello scenografico allestimento di Franco Dragone riadattato per i palazzetti di cui tenta di sfidare la legge di gravit&agrave; con i suoi numeri mozzafiato: pali cinesi, acrobati che si fondono per creare figure impressionanti, bicicletta artistica, giochi di prestigio, <em>boleadoras</em>, trapezi volanti, bungees e tante altre magie sfoderate da personaggi poetici e stravaganti come il Barone che guida il pubblico nel mondo incantato di <em>Saltimbanco</em>, il clown Eddie, il Sognatore, i Cavalieri nobili protettori, la Bella, i Barocchi ribelli e molti altri artisti che si muovono su corde e altalene per raccontare storie mirabolanti.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Il Cirque du Soleil ha un rapporto particolare con l&rsquo;Italia, in particolare con Torino, dove aveva animato la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali 2008. Proprio dalla citt&agrave; della Mole riprende la corsa del tour di questo <strong>spettacolo-omaggio all&rsquo;Italia e alla sua cultura teatrale</strong>: non a caso saltimbanco &egrave; una parola del nostro vocabolario usata fin dal Medioevo per indicare gli artisti di strada di talento, menestrelli che giravano le piazze delle citt&agrave; e che spesso improvvisavano un palco con delle tavole.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Ispirata alla diversit&agrave; culturale e linguistica caratteristica del mondo di <em>Saltimbanco</em>, la <strong>musica</strong> che accompagna le acrobazie volanti evoca scenari magici: <strong>Ren&eacute; Dup&eacute;r&eacute;</strong>, autore della colonna sonora, ha ricreato e sviluppato echi, sottofondi, rumori e frastuoni di una citt&agrave; piena di luce e di speranza che unisce suoni e parole da tutto il mondo, un <strong>meltin&rsquo; plot</strong> eclettico <strong>che attraversa il classico e il moderno, il tribale e il cosmopolita</strong>.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Benvenuti nel mondo di <em>Saltimbanco</em>, lo <strong>spettacolo che celebra la vita</strong>.</div>
<div align="justify"><strong>::<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ::</span></strong></div>
<div align="justify"><strong><font color="#ff6600">Saltimbanco - Cirque du Soleil</font><br />
</strong><a target="_blank" href="http://www.cirquedusoleil.com/en/shows/saltimbanco/default.aspx">www.cirquedusoleil.com/en/shows/saltimbanco/default.aspx</a></div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/la-citta-du-soleil-zoom--3485.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/la-citta-du-soleil-zoom--3485.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-03T07:01:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Barnetti Bros Band: Chupadero!]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Quattro artisti e un unico nome, <strong>Barnetti Bros Band</strong>, per raccontare il mito del fuorilegge, un sogno a met&agrave; tra immaginario leggenda e realt&agrave; storica. Senza doppi fini o scopi ideologici Bubola, Manson, Larocca e Parodi in undici ballate raccontano di banditi, soldati-donna, fuorilegge pi&ugrave; o meno recenti e vite travagliate.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Quest&rsquo; album &egrave; come una raccolta di foto, una sequenza di ritratti di bianco e nero a forte contrasto. Non si lasci per&ograve; ingannare il lettore: <strong><em>Chupadero! </em></strong>&egrave; un disco solare e trasparente che elenca situazioni e descrive paesaggi in un modo quasi disarmante e addirittura troppo naif. Molti dei suoi personaggi nella vita reale non ispiravano tali visioni; Stefano Pelloni il Passatore, per esempio, sezionava le sue vittime ed ebbe poco da spartire col mito alla Robin Hood in cui si tramut&ograve; col tempo.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Se da un lato la linearit&agrave; dei brani, che seguono la struttura storica della ballata, &egrave; considerabile come un affronto temerario in un contesto di perpetua critica della tradizione cantautorale, dall&rsquo;altro &egrave; simbolo del rischio che i quattro musicisti si sono accollati pur di ricalcare le orme e le strutture melodiche della vecchia, maledetta America. Traspare una grande passione, certo, che si trasforma in un divertimento ridente nel brano di gruppo <em>Citt&agrave; di Frontiera</em>, ora nelle languide note della <em>Red Dirty Road</em> di Jono Manson e Bruce Donnola, che ti spingono su un mulo dondolante in lande afose e desolate. <em>Sante y Girardengo</em> (interpretazione pi&ugrave; colorita di quella da noi conosciuta come &ldquo;Il Bandito e il campione&rdquo;) scaraventa su un set impeccabile, pistola alla mano e sguardi taglienti sotto il sole cocente.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Se la vivacit&agrave; che trapela infonde positivit&agrave;, non convince per&ograve; l&rsquo;album nel suo insieme. Gli amanti dei songwriter chitarra alla mano apprezzeranno comunque perch&egrave; lo stile degli artisti, anche se &ldquo;americanizzato&rdquo;, resta inconfondibile. Eppure non c&rsquo;&egrave; fusione, sono come tante piccole storie che non riescono a trasmettere un&rsquo;immagine d&rsquo;insieme auspicabile in un cd tematico. In questo modo un lavoro che &egrave; stato registrato perfettamente (fantastica e degna di nota la la chitarra di un Andrew Hardin, solista ineccepibile), rischia di lasciare sospesa la risposta di chi si chiede: perch&eacute; farlo?<br />
<br />
Non &egrave; un dovere dare una forma globale a un album, ma l&rsquo;orecchio su certi testi didascalici e i molti salti timbrici si perde se non ha un filo conduttore a guidarlo, una trama di fondo. <strong><em>Chupadero!</em></strong> Ha il pregio che chi l&rsquo;ha creato &egrave; affiatato, ma la pecca di risultare, se non preso a piccolissime dosi, una suonata tra amici che, per la loro esperienza, al grande pubblico avrebbero potuto dare di pi&ugrave;.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/barnetti-bros-band-3471.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/barnetti-bros-band-3471.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-03T07:01:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Sonia Cenceschi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Popuciàband: Pop 2.0]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Cresciuti a rocksteady, reggae, le fondamenta della musica giamaicana e formati &ldquo;in levare&rdquo; nell&rsquo;elettronica e nel dubstep atropinico, i Cosentini <strong>Popuci&agrave;band</strong>, un collettivo di musicisti, dj e ombre di proiezione dietro i dreadlock di Bunna degli Africa Unite, trovano con questo disco <strong><em>Pop.2.0</em></strong> un suono reggae dancehall modernizzato e prepotente, ma non risolvibile circa le cause del genere musicale proposto che vedono questo stile oramai esaurito e privo di ogni nuova oncia di novit&agrave; che possa essere chiamata novit&agrave;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">La solita noia del vivere, la perenne disfatta urbana, i consueti smacchi sociali rivestiti di elettronica e caracolli di mente che si fanno ballare bene, ma oltre la vena politica sofffusa e qualche scatto di orgoglio circolare, non rimane nulla che un semplice disco che nel corto raggio della sua tracklist esaurisce la sua storia vitale, il suo pompare convinto su cose sonore trite e ritrite.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Tra programming, remix, loop e qualche colpo ad effetto, Pop 2.0 &egrave; una micidiale overdose di ovviet&agrave; e mono-radiofonia senza scampo alcuno, che poi &egrave; il collante di queste dodici tracce &ndash; tecnicamente perfette &ndash; che rielaborano materie e flussi di estrazione carribean gi&agrave; digerite alla grande.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Gran dispendio di energie da <em>She&rsquo;s gone</em> alla versione remixata della stessa, e nel mezzo le nove consorelle che si danno da fare a sbattere corpi e scienze mentali a ritmo semifreddo e sulla foga di slogans primari, ma forse &egrave; la chitarrina che svisa gli anni settanta in <em>Al contrario &ndash; Pornophonix Rmx</em> o l&rsquo;anima in pena dei Bluvertigo che in <em>Quando la mano trema &ndash; Z-side Rmx</em> prova a far decollare l&rsquo;intero lotto, ma sono dettagli che si vanno a rintanare quasi subito negli anfratti di qualche consolle illuminata da mille led intermittenti.<br />
<br />
Non si pu&ograve; accusare questa band di proporre una rivoluzione musicale che gi&agrave; &egrave; passata a miglior vita. Non si pu&ograve; malignare che per loro questo giro discografico si &egrave; arenato &ndash; a nostro avviso &ndash; gi&agrave; prima di prendere il largo; cosa possiamo dire ulteriormente di questo Pop-2.0? Nulla di pi&ugrave; se non aspettare che la marea li riporti a proporci qualcosa di non sentito per poterli finalmente considerare un fenomeno su cui puntare.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/popuciaband-3470.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-03T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Guitar Pete: Live At The Blues Warehouse]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
<strong>Guitar Pete</strong>, il cui vero nome all&rsquo;anagrafe Pete Brasino tradisce origini italiane, pone la firma sul libro presenze del <em>Blues Warehouse</em>, senza troppe pretese, si ripresenta ai suoi fan con una nuova creazione che ha come scopo la rivisitazione di classici del blues. Se l&rsquo;obbiettivo di Pete era quello di rivisitare in maniera molto personale i brani che hanno arricchito il genere chiamato in causa &ldquo;rock-blues&rdquo; ci &egrave; riuscito benissimo, ci &egrave; riuscito eccome. Quel pazzo di Brasino ha lasciato tutti a bocca aperta con questo album, come se avesse voluto fare un tributo agli artisti che ci hanno lasciato queste canzoni.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Inizialmente la prima impressione che si ha di <strong><em>Live At The Blues Warehouse</em></strong>&egrave; un po&rsquo; negativa, come accade spesso per un album di cover, si tende quasi sempre a svalutare l&rsquo;artista dubitando della sua originalit&agrave;, poi si leggono le cover e si critica la profanazione di alcuni Dei della musica. Ma ascoltando bene le tracce dell&rsquo;album si comprende che il giovane Petesta pregando per questi Dei, recitando alcuni versi della Bibbia del rock/blues come <em>Voodoo Child , Hey Joe </em>e altre<strong>. </strong></div>
<div align="justify"><strong>&nbsp;</strong></div>
<div align="justify">Usando un ossimoro, in questo cd, Guitar Pete&egrave; grezzamente preciso, ha sempre il suo classico suono sporco che si sposa perfettamente con l&rsquo;interpretazione maniacale dei sei brani; troviamo un&rsquo;ottima <em>Cold Shot </em>del texano Stevie Ray Vaughan, addirittura una sana e fedele &ldquo;riproduzione&rdquo; di <em>You Shook Me </em>composta dai due re del blues come Willie Dixon <strong>e </strong>J.B .Lenoir<em>.</em> Non poteva mancare un omaggio al grande Freddie King con <em>Going Down </em>eseguita con grinta e grande entusiasmo per ricordare il grande chitarrista che ha insegnato il blues a molte generazioni.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Le ultime due tracce hanno bisogno di poche spiegazioni , visto che si mette in gioco una delle icone massime del rock-blues, stiamo parlando di <em>Voodoo Child </em>e<em> Hey Joe </em>dell&rsquo;inimitabile <em>Jimi Hendrix </em>che non poteva assolutamente mancare nella lista di Pete. L&rsquo;artista non rientra nella categoria dei pi&ugrave; gettonati, ma pu&ograve; vantare valorose collaborazioni, le pi&ugrave; importanti: Tears for Fears, David Bowie e Richie Blackmoree devo dire che si sentono molto le influenze di quest&rsquo;ultimo.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Come dicono l&igrave; a New York , il ragazzo ha messo la testa apposto, realizzando questo album Brasino ci ha fatto capire la sua seconda faccia, dopo tre cd di puro metal tra cui il pi&ugrave; conosciuto <em>Mean streets</em> si converte al blues, lasciando per&ograve; qualche traccia di &ldquo;metallo&rdquo; e quindi non si ha torto a dire che &egrave; un cd pesante, in tutti i sensi. La fortuna del nostro chitarrista &egrave; anche quella di avere alle spalle un magnifico trio<strong>: </strong><em>Paul Weiss </em>(tastiere), <em>Mitch Haft</em> (basso) e <em>Antonio Bernardo</em> (batteria).<br />
<br />
Album consigliato a quegli amanti del genere che sperano in una reincarnazione degli artisti citati in questo lavoro musicale.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/guitar-pete-3472.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/guitar-pete-3472.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-03T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giancarlo Andreacchio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il Teatro Degli Orrori - DIREZIONI DIVERSE]]></title>
	<description><![CDATA[<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/il-teatro-degli-orrori-direzioni-diverse--3333.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/il-teatro-degli-orrori-direzioni-diverse--3333.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-03T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[No Al Nucleare]]></title>
	<description><![CDATA[99 Posse, Piotta, Punkreas sostengono la campagna di Greenpeace. Uscir&agrave; il 9 marzo "No Al Nucleare", brano di Adriano Bono &amp; Torpedo Sound Machine cantato con 99 Posse, Leo Pari, Piotta e Punkreas.

La canzone &egrave; stata pensata in collaborazione con Greenpeace per la campagna "Nuclear Lifestyle". "Questo nuovo singolo &egrave; un work in progress in attesa di sempre maggiori adesioni" - spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna.

Adriano Bono - che con Torpedo Sound Machine ha prodotto la base musicale ed &egrave; autore del brano insieme agli altri artisti coinvolti - dichiara: "Personalmente mi auguro che questa canzone-manifesto contro il ritorno del nucleare in Italia sia solo il primo passo di una serie di innumerevoli iniziative artistiche e che contribuisca all'avvio di una grande mobilitazione di tutta la societ&agrave; civile".<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/no-al-nucleare--3483.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/no-al-nucleare--3483.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-02T19:39:39+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Blue Rose Music Contest 2010]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Fino al 24 marzo&nbsp;l'iscrizione gratuita&nbsp;al&nbsp;concorso per gruppi emergenti organizzato dal Blue Rose Caf&egrave; (Avellino) e&nbsp;MIC.REC.&nbsp;Tutte le band o artisti singoli interessati devono far pervenire all&rsquo;indirizzo <a href="mailto:luigi@micrec.it">luigi@micrec.it</a> la propria adesione scrivendo come oggetto &ldquo;blue rose music contest&rdquo; e il nome della band o telefonando al 3402387067. Il gruppo sara&rsquo; contattato per le spiegazioni e la conferma.<br />
<strong><font color="#ff6600">Info e regolamento</font></strong>:&nbsp;<a target="_blank" href="http://www.micrec.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=361"><strong>www.micrec.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=361</strong></a></p><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/blue-rose-music-contest-2010--3469.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/blue-rose-music-contest-2010--3469.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-02T10:19:41+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Ringo Starr: Y Not]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Richard Starkey, il <strong>Ringo Starr</strong>, il quarto uomo &ndash; il meno considerato - della fiaba Beatles dal 1962 al 1970, sembra aver fatto l&rsquo;abbonamento &ndash; nella sua carriera solista &ndash; per sfornare ogni tanto un disco che oltre a passare inosservato nel pi&ugrave; dei casi, si inserisce perfettamente in quel codificato sistema d&rsquo;intrattenimento musicale da sottofondo, manna per filodiffusione in sale d&rsquo;aspetto o grandi magazzini.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Se consideriamo nell&rsquo;insieme che la sua batteria ha scandito le canzoni dei Fab Four per la colonna sonora della storia moderna del rock, e sentirlo poi in queste prove soliste, se non si &egrave; forti d&rsquo;animo verrebbe da dubitare &ndash; e non poco &ndash; su tutto l&rsquo;antefatto. A due anni dal mediocre Liverpool 8, torna sulle scene mondiali con <strong><em>Y Not</em></strong>, e conscio del suo talento forzato cerca di far passare la sua &ldquo;incontrollabile nostalgia per la Liverpool natia&rdquo; facendo le cose in grande e invita in questi solchi grandi personaggi della musica internazionale.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Con la chitarra di Steve Dudas dei Roundheads, Don Was e Mike Bradford al basso, il Benmont Tench di Tom Petty and The Heartbreakers alle tastiere, e ancora Dave Stewart degli Eurythmics e Joe Walsh degli Eagles, Ben Harper e Richard Marx, Joss Stone e udite udite Sir Paul McCartney, il disco gi&agrave; potrebbe assumere la parvenza di una bomba atomica, ma nonostante il &ldquo;fumo&rdquo;, l&rsquo;arrosto &egrave; ben poca cosa, si guadagna qualcosa in freschezza, ma &egrave; solamente una chimera di ballate, un p&ograve; di energia, qualche rimpatriata sonora al Cavern d&rsquo;antan, malinconia e fretta per l&rsquo;ascoltatore nel rimettere lo stereo nella modalit&agrave; &ldquo;Off&rdquo;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Pop debole, patinato e confezionato per mainstream elegante, riscaldato tra amici e parenti solo per tenere alto il logo di un musicista-batterista cresciuto, vissuto e conservato nel cuneo d&rsquo;ombra del business e delle mode, relegato da sempre al dietro degli eventi, &ldquo;alle pelli&rdquo; secondarie del mito primario; e gli sforzi per sembrare altro, o all&rsquo;altezza del trade-mark che porta sul gobbone sono fiaccati nonostante il vecchio sodale McCartney venga in soccorso col suo basso mancino in <em>Peace dream</em> e con la sua voce in duetto su <em>Walk with you</em>, scritta dall&rsquo;amico comune Van Dyke Parks.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Poi se vogliamo distruggerci sul catchy rock di <em>Fill in the banks</em>, sbadigliare sul pop anni 80 <em>Y not</em>, lacrimare sulle nostalgie Lennoniane <em>The other side of Liverpool</em>, possiamo farlo tranquillamente, non cambia nulla e tutto passa alla svelta. Per trovare un raggio di sole bisogna aspettare la grinta di Joss Stone che invita Starr a darsi una mossa di vigore in <em>Who&rsquo;s your</em> <em>daddy?,</em> unico scatto convincente di questo disco sui generis.<br />
<br />
Fiati, violini, e sax non bastano da soli a tenere in piedi un qualcosa, ma bisogna &ldquo;tirare avanti&rdquo; per seguitare ad esistere e questo imperativo Ringo Starr pare averlo imparato a memoria, anche se non ci saranno mai posteri cui &ldquo;passare&rdquo; l&rsquo;ardua sentenza.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/ringo-starr-3463.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/ringo-starr-3463.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-02T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Novadeaf: Promo 2009]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Prova meditabonda, <strong><em>Promo 2009</em></strong>, dei <strong>Novadeaf</strong>. L&rsquo;EP consta di cinque pezzi che, va detto subito, convincono mettendo in evidenza la professionalit&agrave; e la capacit&agrave; artistica del gruppo nonostante non sembrino la quintessenza del rock&rsquo;n&rsquo;roll. Appare, quindi, delicato quanto accurato il disco e pazienza se non saranno presenti riff da paura, schitarrate furibonde o assoli monstre.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Si parte con <em>Ax olotl1</em> ed &egrave; un inizio strano, quanto intrigante giacch&eacute; il pezzo &egrave; fatto di un energico rock che, forse, solo a tratti si potr&agrave; trovare nel resto dell&rsquo;ep. Gi&agrave; <em>Come what may</em> &egrave; gi&agrave; di un altro pianeta. Tenuta in piedi, magnificamente, da un piano, quantomeno, drammatico, la canzone &egrave; forse quella che meglio rappresenta il lavoro dei Novadeaf. <em>Fall from grace together</em> riporta al rock i pisani senza per&ograve; ricorrere all&rsquo;alto voltaggio come scimmiottano tanti gruppetti di giovani, ma badando piuttosto alla concretezza delle idee prima ancora che delle azioni. Chiude <em>An intruder</em> con i suoi splendidi giri di chitarra dolci ma al contempo grevi pronti a succedersi l&rsquo;un l&rsquo;altro.<br />
<br />
Affascinante quanto diverso, <em>Promo 2009</em> esibisce una band capace di creare e di smarcarsi da aggettivi dati facilmente. Bravi Novadeaf!</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/novadeaf-3464.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/novadeaf-3464.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-02T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Pierangelo Rubin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[CADABRA - Other Side]]></title>
	<description><![CDATA[<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/cadabra-other-side--3441.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/cadabra-other-side--3441.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-02T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Giorgio Pezzanera</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Scarlatti Garage: Strane Idee]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Ero davvero curioso di ascoltare questo <strong><em>Strane Idee</em></strong> dei napoletani <strong>Scarlatti Garage</strong>, curiosit&agrave; alimentata soprattutto dalle informazioni racimolate su di loro, nelle quali si parla di &ldquo;felice anomalia nel panorama musicale partenopeo&rdquo;, di premi della critica ricevuti in vari festival, di Arezzo Wave e di un singolo <em>La Radio</em> usato come sigla di &ldquo;Demo&rdquo;, programma in onda su Rai Radio Uno.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Con la faccia di un gatto in procinto di papparsi un bel sorcio faccio partire il disco, metto le cuffie e via, pronto ad ascoltare la band rivelazione del 2010. Ascolto il disco. Finisce il disco. Stavolta la mia faccia &egrave; come quella di uno che aveva un appuntamento con Charlize Theron ma vede scendere dalla macchina Antonella Clerici, delusione totale. A questo punto la mia coscienza musicale viene assalita da mille dubbi e mille pensieri. Sono io che non ne capisco nulla, che non apprezzo l&rsquo;arte musicale? O forse si &egrave; un tantino esagerato con gli elogi e le critiche positive?</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Per poca stima verso me stesso ma soprattutto per il rispetto nei confronti di chi ha il triplo della mia esperienza, riascolto il disco soffermandomi bene su ogni traccia, con la speranza che magari qualcosa possa essermi sfuggito. Risultato: nove tracce su dodici sono decisamente trascurabili e piatte, sia musicalmente che emotivamente, scorrono via cos&igrave;, senza trasmettere la bench&eacute; minima sensazione. Loro si definiscono come una miscela tra pop e rock, ma per farvi capire meglio lo stile di questa band provate ad immaginare i cosiddetti nuovi pionieri della new-wave, ovvero i Franz Ferdinand (Ian Curtis si rivolter&agrave; nella tomba), che decidono di mandare a casa il cantante Alex Kapranos per far spazio alla voce del simpatico Mario Venuti, con una vena college-punk-adolescenziale che traspare spesso e volentieri.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Perch&eacute; &egrave; proprio cos&igrave; che suonano gli <em>Scarlatti Garage</em>, e ne sono la prova lampante <em>Non &egrave; colpa</em> <em>mia</em> e <em>People are strange</em>, due brani che hanno praticamente lo stesso identico loop di batteria uniti ad un sound degno dell&rsquo;ormai patinata e scadente Mtv. E questo &egrave; un punto fondamentale, nel senso che se si parla di potenziali vendite e successo commerciale, <strong><em>Strane Idee</em></strong> &egrave; un disco che ha tutte le carte in regola per poter funzionare perch&eacute; suona giovane, accattivante, &ldquo;danzereccio&rdquo; e anche ruffiano se vogliamo, insomma al passo coi tempi, ma la qualit&agrave; &egrave; un&rsquo;altra cosa.<br />
<br />
Poi arrivano tracce come <em>La lampada di Wood</em>, <em>Take it easy </em>e <em>Superstar</em>, e l&igrave; capisco che gli <em>Scarlatti </em>non ci sono, bens&igrave; ci fanno, perch&eacute; questi tre brani sono riflessivi, emozionanti, pieni, e lasciano intendere una discreta maturit&agrave; cantautoriale. Tre brani che la dicono tutta sul fatto che scegliendo la quantit&agrave; piuttosto che la qualit&agrave;, la band napoletana abbia davvero perso un occasione. Che rabbia.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/scarlatti-garage-3462.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-02T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Umberto Andreacchio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[HJF 2010 updates]]></title>
	<description><![CDATA[Anche Gossip e Wolfmother all'Heineken Jammin' Festival!. Gossip e Wolfmother si aggiungono alla line-up dell'Heineken Jammin' Festival 2010!

Questo il calendario provvisorio degli artisti che hanno confermato la loro partecipazione all'evento:

3 LUGLIO
AEROSMITH, THE CRANBERRIES

4 LUGLIO
GREEN DAY, THIRTY SECONDS TO MARS, RISE AGAINST

5 LUGLIO
THE BLACK EYED PEAS, MASSIVE ATTACK (Late Night Show)

6 LUGLIO
PEARL JAM, BEN HARPER AND RELENTLESS7, SKUNK ANANSIE, GOSSIP, WOLFMOTHER

Saranno quattro giorni a tutto volume, a contatto con i mostri sacri della musica mondiale, che si consumeranno al Parco San Giuliano di Venezia il 3, 4, 5 e 6 luglio prossimi per portare di nuovo in Italia il meglio del rock internazionale. <br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/hjf-2010-updates--3468.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-02T04:51:04+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[The Second Grace disco]]></title>
	<description><![CDATA[In attesa del nuovo album esce il singolo 'Alone and Alive'. Uscir&agrave; in autunno il nuovo album dei The Second Grace.

Prima dell'arrivo del disco nei negozi, la band palermitana sar&agrave; ospite - per la seconda volta - del prestigioso SXSW di Austin.

In occasione di questo evento esce il brano "Alone and Alive", anteprima assoluta della nuova release. Il secondo disco del gruppo - seguito dell'omonimo album di debutto uscito nel 2007 - vanta la produzione artistica dell'americano JD Foster, gi&agrave; al lavoro con Calexico, Marc Ribot Richmond Fontaine e Vinicio Capossela.

Questo nuovo lavoro &egrave; stato registrato in varie location: fra i suoni delle campagne siciliane, il gorgogliare metropolitano di New York City e il caleidoscopio sonoro della fertile Portland, nuova mecca della musica indipendente mondiale. <br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/the-second-grace-disco--3467.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-02T04:50:06+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Papa Roach live]]></title>
	<description><![CDATA[La band americana in concerto a luglio per presentare 'Metamorphosis'. I Papa Roach tornano in concerto in Italia.

La band americana terr&agrave; un unico imperdibile live il prossimo 24 luglio al Rock Planet di Pinarella di Cervia (RA), per presentare dal vivo il nuovo disco "Metamorphosis".

Il pubblico italiano si trover&agrave; ad ascoltare un album a cavallo fra rock, metal e melodie giovani.

E' prevista anche la partecipazione di uno special guest d'apertura che verr&agrave; annunciato a breve. <br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/papa-roach-live--3465.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-02T04:47:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Plan de fuga: In a minute]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify"><br />
Provengono da Brescia e cantano in inglese in un album dal titolo spagnolo. I <strong>Plan de fuga</strong> in quest&rsquo;esordio <strong><em>In a minute</em></strong> dichiarano subito di non voler cambiare il mondo, ma di volere coscientemente starci dentro abbozzando una stanca sonora come bascula in moltissime altre formazioni accomodanti che gi&agrave; lo fanno da un pezzo; per un esordio &ndash; come tale - poteva e doveva essere un qualcosa di speciale, di trainante, importante punto d&rsquo;arrivo per la band e di riflesso per puntare a nuove &ldquo;dritte musicali&rdquo; interpretative. Poteva, doveva, ma non lo &egrave; affatto.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Il problema &egrave; sempre il solito, non si ha nulla pi&ugrave; da dire se non ricalcare e ricalcare stereotipi dei quali - osservando rigoroso rispetto per gli originali &ndash; non se ne pu&ograve; pi&ugrave; e allora addio credibilit&agrave; e goodbye al &ldquo;disco che riesce a colpire&rdquo;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">I Plan de fuga suonano e parlano su basi vecchie e superate, il loro pop sinfonico su glassa dark, rock e qualche salatino funky soul affanna e tira il fiatone, che non coinvolge un ascolto attento, oramai allenato a ben altro udire; il disco ha molti linguaggi vocali e sonici, ma che per disgrazia loro &ndash; nolenti o dolenti &ndash; vanno sempre a combaciare con il Vedder impressionista di turno, l&rsquo;angoscia impermeabile di Drake e Buckley e le lune e i satelliti di dEUS e Motorpsycho, di tutto e di pi&ugrave; senza mai o almeno provarci a trovare le rime pi&ugrave; cattive atte a dare una scossa o a tentare la fortuna con quello &ldquo;strano registro&rdquo;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Per salvare il salvabile, vale la pena prodigarsi nel recuperare almeno qualche pagliuzza d&rsquo;oro che in fondo del fondo riluce di forma e sostanza come <em>Violaine</em>, bella ballata a mantra intimista, la spennata iper-respirata a pi&ugrave; voci di <em>This time</em> e ancora gi&ugrave; fino ad arrivare a <em>Fresh as air</em>, cupa e sanguinante nella meglio tradizione fine anni 80.<br />
<br />
Non si avvertono retrogusti artificiali &ndash; almeno questo pu&ograve; dichiararsi un punto a favore della band &ndash; il suonato e cantato &egrave; tutto umano e sincero, ma che purtroppo riscrive regole e modalit&agrave; gi&agrave; scritte; &egrave; l&rsquo;unico ma immenso limite che i Plan de fuga si pongono a s&eacute; stessi, mancando &ndash; ma ci sar&agrave; modo di rifarsi &ndash; il bersaglio di poter annunciare dallo stretto e angusto mondo dell&rsquo;emergenza rock una piccola, se non minimale &ldquo;alleluia ecce sono novo&rdquo; poi da raccontare alle cronache nelle sezioni &ldquo;buone e fantasiose novelle&rdquo;.</div><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.beatbopalula.it/public/post/plan-de-fuga-3450.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.beatbopalula.it/public/post/plan-de-fuga-3450.asp</guid>
	<dc:date>2010-03-01T07:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Massimo Sannella</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>